IAD - Internet Addiction Disorder

In rete si discute molto di Internet Addiction Disorder (IAD). Con un po' di pazienza e digitando gli indirizzi giusti, è infatti possibile reperirvi questionari di autovalutazione per esplorare la propria disposizione a divenire rete-dipendente, trovare siti ricchi di informazioni più o meno scientifiche relative all'abuso di Internet, contattare persino gruppi di auto-aiuto per retomani, nonché visionare grandi quantità di materiale autobiografico relativo al "navigatori" più accaniti. Tutto ciò è il segnale di un problema: che si può effettivamente divenire rete-dipendenti e che il rischio di IAD è in aumento.

In rete, peraltro, dove è possibile rintracciare tutto ed il suo contrario senza avere la possibilità di verificarne la reale attendibilità, in alcuni siti è sostenuta l'opinione che la IAD sia una sorta di leggenda, uno scherzo planetario, probabilmente in relazione alla straordinaria provocazione di Goldberg di cui parleremo più avanti. Ma in realtà le cose stanno diversamente. Numerosi psichiatri hanno rilevato fenomeni psicopatologici connessi a modalità d'uso erroneo di Internet. Nel periodo che va dal 1996 al 1998, ad esempio, abbiamo osservato quattro casi di dipendenza da Internet, tutti trattati ambulatorialmente. Si tratta dei primi casi off-line rilevati in Italia, dove il fenomeno è piuttosto limitato.

Ma che significa retomania? Chi sono i rete-dipendenti? Si tratta di persone con problematiche psicopatologiche in atto che incontrano la rete, o è la rete stessa ad avere un potenziale psicopatologico, una sorta di insidiosa capacità mutagenica?

"Tardi, molto dopo che gli impiegati di mezza età che pagano il mutuo sono andati a letto, la rete assume una speciale carica mutagenica. Questa cosa simile ad una ragnatela è ora nelle mani di chi abita nel seminterrati, di chi ha l'insonnia, degli adolescenti che stanno con le luci spente e i computer accesi. La rete è una delle poche cose fantastiche che noi abbiamo ed i nostri genitori non avevano e, cosa ancor più importante, che nemmeno i nostri zii e zie yuppie, che avevano tutto, avevano. È il nostro terreno, noi l'abbiamo organizzata, noi ci viviamo" (Herz, 1995). Che cos'è dunque la rete se non la coscienza collettiva di tutti coloro che ne fanno parte, una sorta di spazio in cui è possibile girovagare, innamorarsi, nutrirsi, insomma vivere, sia pure on-line?

Il rischio psicopatologico

Oltre agli innegabili vantaggi che la rete delle reti offre al suoi milioni di utenti, negli ultimi anni stanno diventando sempre più evidenti le conseguenze sull'uomo di questa nuova tecnologia. L'Internet Addiction Disorder (IAD) è una dipendenza concreta e provoca problemi sociali e relazionali, una sorta di patologia caratterizzata da sintomi che potremmo definire astinenziali e problemi economici. Se all'inizio l'utente avverte solo il bisogno di aumentare il tempo trascorso a navigare in rete, con il passare del tempo s'instaura, in modo subdolo, la consapevolezza di non poter più riuscire a sospendere, o quanto meno ridurre, l'uso di Internet.

Secondo la letteratura sull'argomento, particolarmente esposte risulterebbero le persone con difficoltà a comunicare in maniera consueta: soggetti con personalità. di tipo ossessivo-compulsivo, o tendenti al ritiro sociale, o con marcati aspetti di inibizione nel rapporti interpersonali. In tal senso, la IAD costituirebbe un comportamento di evitamento: il soggetto si rifugerebbe nella rete per non affrontare le proprie problematiche esistenziali (Siracusano e Peccarisi, 1997).

Probabilmente, il rischio psicopatologico connesso ad Internet deriva dalle stesse caratteristiche multimediali della rete, che permettono al soggetto di vivere una condizione di "onnipotenza": "Internet consente, proprio in virtù della sua rapidità, del suo annullare le distanze, della sua anonimia, dei suoi molteplici domini, di sperimentare una condizione virtuale di onnipotenza, legata sia al superamento dei normali vincoli spazio-temporali sia, e soprattutto, alla possibilità di esplorare differenti aspetti del Sé" (Siracusano e Peccanisi, 1997). Per far fronte a questo fenomeno sono sorti dovunque, soprattutto negli Stati Uniti, gruppi di supporto on-line autogestiti per aiutare le persone affette da tossicomania da Internet a recuperare un livello di vita normale. Ovviamente, al di là della provocazione connessa a queste iniziative, è da considerarsi paradossale la proposta di trattare on-line fenomeni di dipendenza on-line. Peraltro, in una nostra recente indagine abbiamo rilevato che spesso tali gruppi sono fittizi e i siti vuoti.

Una famosa provocazione

La IAD Si è imposta all'attenzione del mondo quando, in modo provocatorio, lo psichiatra Ivan Goldberg propose, nel 1995, dei criteri diagnostici mutuati dalla diagnostica per le dipendenze del DSM. Goldberg, in realtà, non si era mai occupato di IAD Ma, con i suoi criteri diagnostici e con la sua proposta di gruppi on-line di auto-aiuto per retomani, di fatto provocò il popolo degli utenti della rete e dette avvio ad una riflessione che ha incuriosito numerosi psichiatri e che ha anche stimolato, come evidenzia la successiva sezione "La «clinica» on-line", la proliferazione in rete di questionari intesi a far emergere il rischio di dipendenza da Internet.

Ma in che cosa consisteva, esattamente, quella che potremmo definire come la "pro-vocazione diagnostica" di Goldberg? Goldberg avanzò la proposta di diagnosticare una 1AD qualora venissero individuati nella persona tre o più dei seguenti segni clinici di tolleranza e/o astinenza, riscontrabili varie volte nel corso dello stesso anno.

Segni clinici di tolleranza:
Segni clinici di astinenza:
  1. dopo la cessazione o la diminuzione dell"uso di Internet si sviluppano, in un arco di tempo variabile da diversi giorni ad un mese, due o più dei seguenti sintomi: agitazione psicomotoria, ansia, pensieri ossessivi focalizzati su cosa sta succedendo in Internet, fantasie e sogni su Internet, movimenti volontari e involontari di typing con le dita, uso di Internet per alleviare la sindrome di astinenza. Tali sintomi causano danno o dolore in aree di funzionamento sociale, occupazionale o in altri ambiti importanti
  2. accesso ad Internet sempre più frequente o per periodi di tempo più prolungati rispetto all'intenzione iniziale
  3. desiderio persistente o sforzo infruttuoso di interrompere o di tenere sotto controllo l'uso di Internet
  4. dispendio della maggior parte del tempo in attività correlate all'uso di Internet (acquisto di libri su Internet, ricerca di nuovi siti WWW, organizzazione di file, ecc.)
  5. perdurare dell'uso di Internet nonostante la consapevolezza dei problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici persistenti o ricorrenti, verosimilmente causati o esacerbati dall'uso di Internet (deprivazione di sonno, difficoltà coniugali, ritardo agli appuntamenti del mattino, trascuratezza nei confronti dei propri doveri occupazionali o sensazione di abbandono dei propri cari)

Come si vede, Goldberg aveva architettato una diagnostica sufficientemente verosimile che, se letta in un certo modo, poteva davvero indurre al sorriso. Ma che cosa è successo negli anni successivi? Quali elementi sono intervenuti a smorzare i toni e il senso del provocatorio intervento di Goldberg? Prima di tutto si è verificata, come dicevamo prima, la proliferazione in rete dei questionari di autovalutazione, cui si è accompagnata - segno concreto di disagio - la crescita esponenziale delle relative risposte degli utenti di Internet. E poi, malauguratamente, hanno fatto la loro comparsa le prime patologie conclamate. Qui di seguito descriviamo sinteticamente i primi quattro casi diagnosticati in Italia.

Primi casi clinici in Italia

Fra il 1996 e il 1998 è stato possibile esaminare alcuni pazienti con disturbo da Internet-dipendenza. Si tratta di quattro casi (tre maschi e una femmina) di età compresa tra 127 ed i 33 anni, tutti celibi tranne uno e con buon livello d'istruzione (laurea o diploma).

Il primo paziente che è venuto in ambulatorio non mostrava apparentemente alcuna sintomatologia psichiatrica. Il problema principale, avvertito soprattutto dalla famiglia, era l'abuso del tempo speso in rete (fino a 50 ore settimanali per un periodo di tempo di 10 mesi). Se da una parte il paziente tentava di cessare o quantomeno limitare l'uso di Internet, specie dei canali IRC, dall'altra manifestava un bisogno crescente di stare on-line. In condizioni off-line manifestava malessere, caratterizzato da ansia e irrequietezza. All'esame psicodiagnostico il paziente presentava un disturbo schizoide di personalità con scarso interesse perle relazioni interpersonali e diminuzione del rendimento professionale.

Il secondo paziente preso in esame si caratterizzava per un disturbo depressivo. In seduta riferiva spesso di difficoltà nelle relazioni interpersonali, specie quelle amicali e sentimentali. La permanenza in rete (fino a 50 ore settimanali per un periodo di tempo di 1 anno) riguardava soprattutto, come nel caso precedente, l'uso dei canali IRC. In condizioni off-line, il paziente manifestava apatia e disinteresse per il mondo reale.

Il terzo paziente era affetto da disturbo bipolare. L'abuso (fino a 70 ore settimanali per un periodo di tempo di 3 mesi) era coinciso con la fase di eccitamento maniacale con grave compromissione lavorativa e relazionale. Già dalle prime sedute era evidente il grado di sofferenza esperito: "La chat esercita un potere sulla nostra psiche, ci coglie nel profondo della coscienza, e ci lavora come uno stuzzicadenti. In alcuni soggetti finisce con il logorare i nervi... Certi soggetti li vedevi fare dimostrazione di gelosia perché un'amica parlava con un altro chattista, o dire parolacce tirate giù dal profondo per non si sa bene quale motivo". Ma soprattutto alle MUD il paziente dedicava buona parte del tempo di collegamento.

L'ultimo caso, l'unico di sesso femminile, non mostrava apparentemente alcun sintomo psichiatrico. In seduta la paziente lamentava pregressi episodi "depressivi" (da lei così definiti) e difficoltà a stabilire rapporti sentimentali duraturi. L'esame psicodiagnostico evidenziava un disturbo istrionico di personalità. La paziente passava gran parte del tempo in Internet (fino a 50 ore settimanali per un periodo di tempo di 12 mesi) per intrattenere relazioni amicali e soprattutto sentimentali. La vita sentimentale off-line non la interessava.

Verso la rete-dipendenza

Dall'analisi di questo primo gruppo di soggetti è possibile, in linea generale, individuare livelli di dipendenza progressivamente maggiori seguendo un percorso per così dire "virtuale", che porta l'utente di Internet a divenire progressivamente un vero e proprio rete-dipendente:

L'e-mail è uno dei più importanti servizi disponibili in Internet e il suo utilizzo, come statisticamente rilevato dalla Young (1996), riguarda soprattutto gli utenti non dipendenti. Il futuro rete-dipendente preferirà subito passare ad una modalità d'uso di Internet diversa, caratterizzata da sguardi fugaci a questo o a quel sito, evitando di richiamare su di sé l'attenzione generale. La fase lurker rappresenta lo stadio larvale del ciclo di vita di un rete-dipendente. Si stima un numero di lurker (guardoni) pari a 10 volte quello degli utenti visibili. Ma dopo un po' il piacere di questa pratica silenziosa svanisce. Il rete-dipendente arriva a conoscere abbastanza gergo per dire qualsiasi cosa in un qualche gruppo: giunge così alle fasi IRC-Usenet e MUD.

Come si è detto, l'Internet Relay Chat (IRC) consente agli utenti di dialogare in tempo reale da un capo all'altro del pianeta. Ma è una conversazione illusoria. E più simile al passarsi i bigliettini in classe. Alcuni bigliettini vengono letti da tutti, altri solo dalle persone interessate. Il rete-dipendente alterna questa attività al MUD, una forma di realtà virtuale basata sul testo, spesso fondato sull'avventura fantastica o sulla fantascienza.

Al contrario dei canali IRC, le MUD hanno una loro architettura caratterizzata da stanze, gallerie, porte da aprire, oggetti inanimati su cui si può inciampare o aggirare. Le MUD sono di gran lunga l'elemento che produce più dipendenza in rete e rappresentano lo stadio finale, il più tossico, di un rete-dipendente: "Le MUD stanno alle IRC come la cocaina alla Coca Cola" (Herz, 1995). Questo percorso è in parte confermato dal dati reperibili in rete.

Non tutto il materiale reperibile in rete è in realtà attendibile. Molti racconti autobiografici e parte dei dati raccolti attraverso i questionari appaiono stereotipati e ripetitivi. Comunque, anche i dati riferiti dalla Young (1995) sembrano confermare il percorso da noi proposto.

Dal confronto di un gruppo di 396 soggetti rete-dipendenti con un gruppo di controllo di 100 utenti non dipendenti emergono numerose differenze significative. I soggetti non dipendenti usano principalmente la rete per raccogliere informazioni e per mantenere le preesistenti relazioni per mezzo della posta elettronica (WWW, e-mail, information protocol). I soggetti con dipendenza tendono invece, in modo significativo, ad accedere alla rete per incontrare nuove persone, per partecipare al giochi di ruolo e per avere scambi di idee (Chat, MUD e Group).

Un indicatore altrettanto importante del possibile rischio psicopatologico è il tempo trascorso in rete. Sembra che il valore critico per evitare la sindrome sia quello di 5-6 ore giornaliere: oltre tale limite il rischio di divenire un rete-dipendente aumenterebbe in modo esponenziale.

Il futuro di una provocazione

Abbiamo cercato di descrivere il fenomeno della dipendenza da Internet utilizzando, con le dovute cautele, materiale rilevato in Internet (questionari, autobiografie, discussioni sull'argomento). Abbiamo anche fatto riferimento a materiale clinico relativo ad un piccolo campione di Pazienti con IAD, osservati e trattati in ambulatorio. L'osservazione clinica è numericamente limitata, ma significativa: per la prima volta, almeno in Italia, il materiale relativo alla dipendenza da Internet è stato infatti rilevato off-line. Sinora, ricordiamo, l'unico materiale disponibile circa la rete-dipendenza era quello fornito in rete, con i limiti di cui dicevamo, ma nessuno aveva potuto osservare "in vivo", al di fuori della rete, un paziente IAD.

Sicuramente la patologia IAD riguarda persone con problematiche psicopatologiche (secondo la nostra esperienza in modo particolare dell'area affettiva). Tuttavia, è già possibile evidenziare una potenzialità psicopatologica propria della rete. Inoltre, ci sembra di poter individuare un percorso verso la retomania, costituito da una fase iniziale (attenzione ossessiva per la mail-box, periodo di lurker, polarizzazione ideoaffettiva su temi inerenti la rete), una fase definibile come "tossicofila" (incremento del tempo di permanenza in rete, sensazione di malessere quando si è off-line, partecipazione intensa a chat e gruppi di discussione, collegamenti in ore notturne con perdita di sonno) e infine una fase, sicuramente più difficile da raggiungere e correlata a fenomeni psicopatologici, definibile come "tossicomanica" (caratterizzata dall'incontro con le MUD e da collegamenti così prolungati da determinare compromissione della vita relazionale, sociale e professionale).

Va da sé che gli studi condotti on-line hanno un'attendibilità limitata. E non è neanche detto che i criteri diagnostici proposti da Goldberg non possano continuare ad essere intesi, ancor oggi, come un'intelligente provocazione. Tuttavia, benché ci siano molti aspetti da chiarire, a nostro parere è prevedibile che negli anni futuri il fenomeno IAD, come molti altri connessi alla vita on-line (dal cybertravestitismo alle cyberpsicoterapie), possa assumere dimensioni sempre più ampie, anche in considerazione dell'inarrestabile espansione della rete. Ed è anche ipotizzabile che quella di Goldberg possa rivestire sempre meno il carattere di un'ottimistica provocazione.

Alcuni siti sull'Internet Addiction Disorder

http://www.psychotnedia.it
http://www.seanet.corn/ulire/iad.html
http://www.cmhc.corn/archives/editor22.html
http://www.mhmet.org/guide/iad.html
http://www.cmhc.com/guide/iad.html
http://www.id.g.net:4000/docid_0-75622.html
http://www.cybertwers.com/selfhelp/articles/intemet/cybaddict.htlm

La "clinica" on-line

I questionario in rete sembra essere la tecnica più adottata dai vari ricercatori per individuare i soggetti con problemi relativi all'uso-abuso-dipendenza da Internet. I questionari qui di seguito riportati, un piccolo campione della popolazione presente in Internet, cercano essenzialmente di definire clinicamente la sindrome da tossicomania da Internet ed assumono anche informazioni sul comportamento generale dell'utente nei confronti di Internet. I questionari completati vengono, di norma, inviati mediante posta elettronica all'autore. È da rilevare che nessun autore riporta on-line il grado di attendibilità e validità del proprio questionario.

Internet addiction questionnaire
John Suler
http://wwwl.rider.edu/~suler/psycyber/addictionqx.html

Il questionario, disponibile in lingua inglese, fu immesso nella rete nel 1996. Valuta soprattutto l'uso che viene fatto di Internet, non tralasciando gli aspetti di tipo relazionale ad esso connessi. Alle 22 domande proposte il soggetto può dare risposte del tipo sì/no. Come previsto da tutti gli altri questionari vi è una sezione dedicata alle generalità della persona. Ecco alcuni esempi. Item 7: "Usi Internet anche per motivi professionali?". Item 10: "A volte navigo nella rete nonostante abbia cose più importanti da fare". Item 14: "Ho cancellato/rimandato un appuntamento perché volevo spendere più tempo nella rete".

Internet usage survey
Viktor Brenner
http://www.mu.edu/dept/ccenter/intro_srv.html

Secondo l'autore l'Internet Usage Survey rappresenta il primo tentativo di valutazione degli effetti psicologici indotti dall'uso di Internet. Il questionario, realizzato nel 1996, è disponibile in lingua inglese e si compone di due sezioni: generalità della persona e stile di vita in relazione ad Internet. Quest'ultima parte comprende 44 domande di cui le prime quattro con risposte multiple, le altre 40 con risposte del tipo vero/falso. 1 risultati conseguiti da un primo campione di 185 soggetti possono essere visionati al seguente sito:

http://www.ccsnet.com/prep/pap/pap8b/638b012p.txt

Qui possiamo rilevare, relativamente al rischio psicopatologico connesso al numero di ore spese in rete, che circa il 17% dei soggetti intervistati utilizza Internet per più di 40 ore settimanali.

Internet stress survey
Morton C. Orman
http://www.stresscure.com/hrn/addiction.html

È forse l'unico questionario disponibile in rete a misurare i comportamenti a rischio di dipendenza da Internet con soli 9 item. Le risposte sono del tipo sì/no. L'autore fornisce una griglia di autovalutazione di tipo quantitativo in base al numero delle risposte positive (ad esempio, da 0 a 3 "sì" non ci sono rischi di dipendenza, niente da 7 a 9 "sì" vi è un'elevata probabilità a divenire dipendente). L'esiguo numero di item previsti rende questo strumento di facile impiego e diffusione. Ecco alcuni esempi. Item 3: "Hai amici, parenti che si lamentano del tempo che spendi davanti al computer?". Item 4: "Trovi difficile stare lontano dalla rete per più giorni?". Item 5: "Pensi che l'uso eccessivo della rete abbia pregiudicato il rendimento lavorativo e le relazioni interpersonali?".

Internet addiction survey
Kimberley Young
http://www.pitt.edu/~ksy

Il questionario, presentato in rete in lingua inglese, è stato somministrato a circa 400 soggetti. Si compone di 5 partii per un totale dì 162 item.

Parte prima: vengono rilevati i modelli comportamentali riguardanti l'uso di Internet, i comportamenti a rischio di tossicomania ed eventuali dipendenze da farmaci o altre sostanze, presenti o passate. Questa parte si compone di 12 domande con risposte del tipo sì/no. Ecco alcuni esempi. Item 2: "Quando sei fuori dalla rete hai mai manifestato sintomi particolari (come depressione o irritabilità)?". Item 6: "Hai mai perso interesse per le attività sociali, occupazionali o ricreative a causa di Internet (hobby, uscire con gli amici, ecc.)?".

Parte seconda: prevede 170 domande volte a rilevare le caratteristiche di personalità di una potenziale tossicomania da Internet. Le domande sono generiche, con risposte del tipo vero/falso/non so. Inserite sempre in questa parte ci sono altre 15 domande riguardanti la capacità di problem-solving. Ciascuna di esse ha una sola risposta corretta sulle 3 proposte. Ecco alcuni esempi. Item 17: "I miei pensieri sono troppo profondi e complessi per essere capiti dalla maggior parte delle persone". Item 28: "È difficile essere calmi quando le persone ti criticano".

Parte terza: si compone di 21 gruppi di 4 frasi che valutano il livello di depressione che accompagna spesso i disturbi da tossicomania. Il soggetto deve scegliere la frase che più si avvicina al suo stato emotivo presente. Ecco alcuni esempi. Item 2: "[0] Non sono particolarmente scoraggiato riguardo al mio futuro" "[1] Mi sento scoraggiato riguardo al mio futuro" "[2] Sento che nel mio futuro non c'è niente" "[3] Nel mio futuro non c'è speranza e le cose non possono migliorare". Item 5: "[0] Non mi sento particolarmente colpevole" "[1] Mi sento colpevole per una buona parte del tempo"; "[2] Mi sento abbastanza colpevole per la maggior parte del tempo" "[3] Mi sento sempre colpevole".

Parte quarta: viene misurata un'altra caratteristica che si riscontra spesso nei disturbi tossicomanici: la ricerca di emozioni. Gli item sono composti di 40 gruppi suddivisi in due frasi (A e B); la persona deve indicare quale delle due è più vicina al suo modo di sentire. Ecco alcuni esempi. Item 9: "[A] Ho provato la marijuana o mi piacerebbe provarla" "[13] Non vorrei mai fumare la marijuana". Item 24: "[A] Preferisco amici che sono stimolanti e imprevedibili" "[B] Preferisco amici che sono affidabili e prevedibili".

Parte quinta: quest'ultima parte riguarda le generalità della persona (sesso, età, scolarità, livello di occupazione, ecc.). I risultati dell'indagine possono essere visionati nello stesso sito in cui è presente il questionario.

Internet behaviour questionnaire
Oliver Egger
http://www.ifap.bepr.ethz.ch/~egger/ibq/res.html

Il questionario è stato realizzato in lingua inglese e tedesca al fine di distribuirlo a livello mondiale ma anche locale (Svizzera). Si compone di 5 parti per un totale di 46 item.

Parte prima: alle 5 domande proposte relative all'aspetto sociale, in particolare all'uso della rete come mezzo di comunicazione, il soggetto può rispondere in modo aperto. Ecco alcuni esempi. Item 1: "Con quante persone comunichi via Internet?". Item 3: "Internet ha influenzato positivamente la tua vita?".

Parte seconda: questa parte valuta l'uso di Internet: modalità, tempi e scopi relativi al collegamento. Gli item sono composti da 14 gruppi di frasi; è scelta la frase più appropriata. Ecco alcuni esempi. Item 4: "Quante ore spendi alla settimana per i servizi Internet?". Item 5: "Impieghi Internet per ricercare materiale di scarso contenuto culturale (ad esempio, band musicali alternative, soap opera, ecc.)?".

Parte terza: sensazioni come ansia anticipatoria, senso di colpa, pensieri ossessivi sono spesso riscontrabili nei pazienti affetti da Internet dipendenza. Gli item sono, composti da 6 gruppi di frasi; è scelta la frase più appropriata. Ecco alcuni esempi. Item 1: "Avverti la necessità di collegarti ad Internet quando non lo sei?". Item 6: "Internet influenza i tuoi sogni?".

Parte quarta: vengono rilevate alcune esperienze connesse all'uso di Internet, come ad esempio la possibile perdita della cognizione del tempo durante l'uso della rete. Gli item sono composti da 6 gruppi di frasi; è scelta la frase più appropriata. Ecco alcuni esempi. Item 1: "Spendi più tempo in Internet di quanto avevi previsto in origine?". Item 2: "Hai mai mentito ai tuoi amici riguardo al tempo che spendi su Internet?".

Parte quinta: quest'ultima parte riguarda le generalità della persona (sesso, età, scolarità, livello di occupazione, ecc.). I risultati conseguiti da un campione di circa 450 soggetti, appartenenti a varie nazionalità, possono essere visionati nello stesso sito in cui è presente il questionario.

 

(Cantelmi Tonino - Talli Massimo, Psicologia Contemporanea, Novembre-Dicembre 1998, n° 150, pag. 4)

 

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