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Non molto tempo fa, in un film di successo interpretato da Arnold Schwarzenegger, "Total Recall", si ipotizzava che, attraverso avveniristici processi elettronici, fosse possibile trapiantare memorie artificiali nella niente degli uommi. I "trapiantati", così, si comportavano ed agivano sulla base di ricordi estranei alla loro storia personale. In realtà, poiché la memoria è un elemento determinante per dirci chi siamo, se qualcuno riuscisse sul serio a impiantarci memorie che ci sono estranee la nostra identità vacillerebbe.
Malgrado l'esempio del film di fantascienza possa sembrare semplificante, i filosofi non disdegnano dal ricorrere a simili esempi per meglio chiarire i "confini" dell'Io. Ad esempio, Hilary Putnam ha proposto, anni fa, un apologo per indicare come l'informazione, cioè la memoria, non sia da sola sufficiente a contribuire alla nostra identità, «se non ne cogliamo il significato».
Immaginiamo, dice Putnam, che sia possibile separare un cervello dal corpo e tenerlo in perfusione in una specie di acquario dove esso riceve stimoli attraverso alcuni dei suoi nervi. Se fosse possibile trasferirvi delle memorie attraverso le tecniche avveniristiche narrate in "Total Recall", il cervello disporrebbe di informazioni «disgiunte dai significati». Ma la coscienza si basa su una rete di significati che unificano percezioni, esperienze, memorie, emozioni: recepire stimoli, fare esperienze o ricevere memorie non è sufficiente a conferire un'identità alla mente, se questa non può «elaborarne il significato».
Putnam porta questo esempio in polemica con un altro filosofo, Jerry Fodor. Questi invece sostiene che ogni aspetto della mente consiste nell'informazione che essa «recepisce» e nella sua capacità di possederla, più o meno come fa un computer. Gli stati mentali, le credenze, i desideri, le visioni del mondo, sostiene Fodor, non sono altro che calcoli compiuti da un cervello, stati simbolici, cioè «stringhe di dati» espresse in un linguaggio formale, simile a quello di un computer. Per lui e per altri sostenitori della cosiddetta "teoria computazionale della mente", tra un'intelligenza naturale, il cervello, e un'intelligenza artificiale, il computer, non esistono differenze sostanziali: sono soltanto due "macchine" di natura diversa, in grado di svolgere funzioni simili attraverso la manipolazione di simboli. Entrambe, ad esempio, possono voler vincere a scacchi, prendere decisioni, estrarre informazioni, arrivare a soluzioni nuove.
Una concezione provocatoria quella di Fodor e dei fautori di una mente che attraverso una logica computazionale rispecchia i fini e i desideri di un organismo?
Indubbiamente si tratta di una visione della mente totalmente diversa rispetto a quella di Putriam e di quanti sostengono che i significati delle cose non stanno "nella testa", cioè non appartengano ad innatismi o a stereotipate procedure computazionali, ma dipendono dallo strutturarsi di esperienze, giudizi, insomma da concezioni della realtà che man mano si formano nel corso dello sviluppo.
Tutto semplice, allora? Da un lato le macchine e dall'altro le menti umane? È chiara la distinzione tra queste due entit&à, come sostiene Putnam, oppure Fodor ha ragione e in futuro potranno esistere degli Schwarzenegger programmati dall'esterno, indistinguibili da ciò che oggi riteniamo sia un essere umano? È difficile dare una risposta a questo interrogativo e affermare che qualcosa di simile non si verificherà mai. Tuttavia, il problema reale non è forse quello relativo alla manipolazione più o meno avveniristica delle menti umane, quanto quello della possibile crescente difficoltà di «differenziare nettamente l'uomo dal robot», o una realtà possibile da una impossibile, come indicano tre esempi che fanno riflettere sui possibili sviluppi dei rapporti tra naturale e artificiale.
Il primo caso si riferisce alla possibilità di interfacciare il sistema nervoso con sistemi elettronici, ad esempio chip. Già oggi è possibile trasformare un sordo in una persona in grado di udire attraverso un meccanismo che capta i suoni tramite un microfono, li converte in tenui stimoli elettrici e li instrada, attraverso sottili elettrodi impiantati nel nervo acustico, direttamente al cervello, cioè alla corteccia uditiva. È però realizzabile anche la situazione opposta, ossia la possibilità di trasformare i comandi dei neuroni della corteccia motoria in impulsi diretti verso la periferia, ad esempio per comandare un arto artificiale, come sta avvenendo nel caso di alcune protesi in cui un piccolo computer capta gli impulsi che arrivano attraverso i nervi al moncone di un arto e li trasforma nei movimenti elettromeccanici di un arto artificiale che, così, risponde ai comandi del cervello. Insomma, ci stiamo avvicinando verso forme di realtà bioniche un tempo impensabili.
Ma forse, e questo è il secondo caso, ciò che può farci più pensare sono alcuni tipi di simulazione resi possibili da software sempre più potenti, in grado di produrre animazioni e di dar vita a mimiche e movimenti corporei ad immagine e somiglianza di fotografie, registrazioni o filmati su una particolare persona. Immaginate, ad esempio, che esista un piccolo archivio fotografico o cinematografico relativo ad un vostro parente, e che il coniputer sia in grado di scomporne i movimenti, le espressioni di base e le caratteristiche della voce, ai fine di simularli in nuove situazioni dinamiche.
Questo software, già messo a punto dall'Università di Manchester e dal Turing Institute di Glasgow, è in grado di "ridare vita" a quel vostro parente (ora virtuale) che, attraverso un apposito programma del computer è in grado di rispondere, con le sue usuali espressioni e parole, alle domande che gli ponete via computer. Si tratta di una forma di vita "animata" che, in modo inquietante, può far "sopravvivere" una persona dopo la morte. Lo affermano i logici della Createc, una compagnia inforinatica inglese. Essi sostengono che in futuro i nipoti potranno dialogare con i loro nonni o bisnonni, magari senza averli mai conosciuti, in quanto questi potrebbero avere le stesse sembianze che avevano in vita e rispondere con qualche coerenza, garantita da una banca dati, alle loro domande: una conversazione virtuale in grado, se non di ingannare, di coinvolgere ed inquietare chi si trovasse ad argomentare con un personaggio virtuale, tanto più se conosciuto. E ormai possibile ricreare le espressioni facciali di una persona, e ciò avviene già nel cinema. Se poi fosse possibile enucleare alcuni aspetti di base di una personalità, la sua "reincarnazione" sarebbe ancor più verosimile.
Come si vede, la situazione sta evolvendo rapidamente e il virtuale è sempre più intrusivo, non soltanto per quanto riguarda i suoi aspetti ludici o le sue suggestioni sull'immaginario, ma anche per quanto riguarda gli aspetti applicativi. Terzo caso: una compagnia inglese, la Telbotics, ha messo a punto un alter ego scolastico per quei bambini che siano costretti a lunghe degenze in ospedale o a casa. Il robottino, che sta fisicamente nella classe ed ha quindi una sua presenza concreta, ha una testa dotata di una telecamera orientabile che vede al posto del bambino, può muoversi in classe e fare domande ai compagni attraverso la voce del bambino stesso che, tramite il suo alter ego, parla e vede dall'ospedale, o da casa, manipolando a distanza il robot con una leva elettronica, un joystick.
La differenza, rispetto ad un recentissimo passato, è che il bambino non intrattiene rapporti con la classe attraverso due computer e due schermi (quello di casa-ospedale e quello di scuola) ina attraverso un suo sostituto, il robot, che "occupa" un vero posto nella classe. Anche il caso dell'alunno virtuale pone qualche problema in termini di identità, probabilmente più agli adulti, che non sono nati con queste tecnologie, che ai bambini. Ma il campo, come si vede, sta evolvendo così rapidamente che i filosofi, pur indicandoci cosa sia l'essenza di una persona umana, sono quasi costretti a rincorrere i problemi posti dall'evoluzione delle tecnologie.
(Oliverio Alberto - Oliverio Ferraris Anna, Psicologia Contemporanea, Gennaio-Febbraio 1999, n° 151, pagg. 36-37)