La visita della famiglia Imperiale e la conquista della Sicilia
I primi giorni di Febbraio del 1178 giunse a Genova, da sola, la moglie dell'Imperatore, Beatrice, portando con sé un dono per la città di Genova, che consisteva in uno scrigno d'argento di enorme valore: la celebre "Arca del Barbarossa". Il marito, Federico, giunse solo il giorno dopo ed entrambi si recarono in San Lorenzo per rendere omaggio alle ceneri di San Giovanni Battista. La città festeggiò l'evento, ma il culmine delle feste doveva ancora arrivare.

Il 5 Febbraio, l'intera Genova era assiepata in vicinanza di Porta Soprana stava arrivando il futuro Imperatore, un giovinetto biondo di soli tredici anni: Enrico VI.

Questa visita del Barbarossa doveva avere un particolare significato per i genovesi, soprattutto per il fatto che veniva accompagnato dal figlio, come a dire: "Non preoccupatevi, alla mia morte i vostri privilegi continueranno e sarete sempre visti con occhio di riguardo anche dai futuri Imperatori." 

Infatti, alla morte di Federico, avvenuta nell'Agosto del 1190, gli successe sul trono il giovane Enrico, che si dimostrò, almeno per i genovesi, un ottimo Imperatore.

Prima di parlare del nuovo sovrano, facciamo una piccola parentesi curiosa sulla morte di Federico I di Svevia. Quando era giovanissimo, una maga gli aveva predetto che sarebbe morto per annegamento e, allora, il Barbarossa si era sempre rifiutato di salire su qualsiasi imbarcazione. Anche in occasione della III Crociata, aveva compiuto il viaggio via terra seguito dal suo esercito. Sfortuna volle che, guadando il fiume Salef in Anatolia, cadesse dal cavallo, morendo annegato anche a causa della pesante armatura che indossava.

Appena arrivato al potere il venticinquenne Enrico VI, riprese il rapporto privilegiato con i genovesi, preparando l'invasione del Regno normanno di Sicilia con l'aiuto della flotta con il vessillo di San Giorgio.

Nel 1194, proprio mentre la moglie Costanza dava alla luce il primogenito Federico II, Enrico VI giungeva a Genova accompagnato da tutti i dignitari della sua corte.

Il popolo genovese accorse ancora una volta festoso a Porta Soprana, felice soprattutto di vedere la forza imponente dell'Impero al suo fianco contro gli odiati pisani, che si erano schierati a difesa della Sicilia.

Il 1° Agosto la flotta partì costeggiando tutto il versante tirrenico, facendo attenzione ai possibili attacchi delle galee pisane. Questo non avvenne e la flotta imperiale, tre settimane dopo la partenza, raggiunge il porto di Napoli, dove le truppe conquistarono il Principato di Capua. Nel mese di Settembre le navi genovesi arrivarono nelle acque antistanti Messina dove si trovava la flotta pisana pronta ad accoglierle, non proprio in modo amichevole. La battaglia fu cruenta ed indecisa fino all'ultimo istante, ma alla fine la flotta genovese, comandata dall'ammiraglio Spinola ebbe la meglio.

Poi, nel corso dei mesi seguenti i genovesi continuarono la conquista dell'isola, cominciando da Catania, Siracusa, Marsala, Trapani, per giungere fino a Palermo, dove il giorno di Natale del 1194, Enrico VI fu incoronato Re di Sicilia nel Duomo della città.

Ma non per tutti gli storici Enrico VI fu un buon Imperatore per i genovesi, anzi fu un approfittatore beneficiando della forza navale della città di Genova per poi non concedergli nulla. Ecco cosa si legge negli annali di Ottobono Scriba: «Fingendo di donare pressochè tutto quel regno ai Genovesi, a tutti facea lusinghe, e dalla città, dalle castella e dai casali porgeva agli uomini di Genova larghe le mani e piene di vento; e dei predetti e di altri innuneri favori fece far vani privilegi e inefficaci, e del suo sigillo li fè bollare».

Per altri, e noi seguiamo questa traccia, Genova ebbe solo dei benefici dalla conquista della Sicilia da parte di Enrico VI, perchè fu un buon viatico per il predominio del Tirreno e il completo abbattimento di Pisa, intesa come Repubblica Marinara, che doveva avvenire qualche anno dopo.