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Il primo doge a vita della storia di Genova fu Simone Boccanegra, eletto il 24 Settembre 1339. Questa storia del governo perpetuo dei dogi è a dir poco incredibile (per non dire "ridicola"), perchè nell'epoca del dogato furono pochi a durare qualche anno e, addirittura, alcuni furono destituiti il giorno stesso della loro elezione.
Il Boccanegra fu dunque il primo di questi governanti e per prima cosa escluse i Guelfi da qualsiasi carica pubblica, facendo felici i Ghibellini che avevano appoggiato peraltro la sua carica. Comunque alle famiglie patrizie sia guelfe che ghibelline venne precluso il dogato; così altri casati emergevano (Adorno, Guarco, Fregoso, Montaldo) divenendo la nuova classe dominante, chiamati "Cappellazzi", ancora più violenti e insaziabili degli aristocratici che avevano sino ad allora lottato per il predominio della città.
I «popolari» - osservò De Negri - «non sanno liberarsi da una naturale e radicata deferenza verso la nobiltà (che del resto è anch'essa in certa misura di estrazione mercantile e borghese), insomma, sembra che il popolo al governo soffra di un certo complesso di inferiorita nei confronti di quei nobili stessi che essi hanno imperiosamente bandito dalle cariche piu' rappresentative del governo, ma che quasi sollecitano a collaborare con la loro esperienza, per una superiore «carità di patria».
Proprio in questo ambiente pieno d'intrighi e con le casse dello stato disastrate, cominciò a muovere i primi passi di Doge il Boccanegra, che rischiò di restare in carica poco più di due mesi, visto che qualcuno aveva già pensato di ucciderlo. Ecco come ci racconta i fatti Michelangelo Dolcino:
"In effetti si corse il rischio di dover scegliere un altro Doge decisamente presto. Appena il 19 dicembre 1339 un abitante di Voltri, arrestato, confessò di aver ricevuto da un nobile l'incarico di uccidere Simone, dietro promessa di una congrua somma: il giorno seguente la sua testa si separava dal busto. Il 5 settembre 1340, poi, veniva scoperta una vera e propria congiura. Un macellaio di Soziglia, un commerciante di granaglie, vari nobili e anche popolari furono arrestati dietro fondati sospetti: poco dopo si aggiunsero a questi due nobili ghibellini, i quali finirono per confessare - magari con irresistibili sistemi - che per loro cura la città avrebbe dovuto sollevarsi. Anche questi due cedettero il capo al boia, e con essi il macellaio e il commerciante; a buon conto il Doge si costituì una speciale guardia del corpo di centrotre cavalieri pisani."
Sembra il minimo che potesse fare per salvaguardare la propria incolumità.
A questo punto, è d'obbligo fare una piccola parentesi per provare ad immaginare quello che doveva accadere a Genova in quegli anni, lungo le strade e i vicoli che ancora oggi si possono percorrere nella nostra città. Provate, almeno chi ha un po' di conoscenza di Genova, a vedere manipoli di uomini che si rincorrono a spade sguainate giù per Via Luccoli, altri che si battono in duello ai Macelli di Soziglia, bambini che si nascondono negli anfratti dei "caruggi" della Maddalena, dame piangenti sul sagrato di San Lorenzo e nobili circondati dalle guardie mentre chiacchierano in San Matteo. Ebbene, forse Genova è una delle poche città del mondo dove si possono rivivere momenti di storia medievale perchè il suo centro storico ha mantenuto quasi intatta la sua toponomastica, peccato che lo scempio del passato e il continuo espandersi della malavita in quelle zone ne abbiano fatto un luogo per disadattati e non per coloro che amano la storia e la cultura.
Ma dopo queste disgressioni, torniamo alla nostra storia. L'attività del Boccanegra fu comunque ragguardevole: ricucì i rapporti con le grandi potenze, cioè con il regno di Napoli, con quello di Sicilia e con la Chiesa. L'aspetto negativo del suo dogato fu l'amore per lo sfarzo e l'accusa di nepotismo mossagli da molti. D'altra parte, visti i nemici che lo circondavano, non poteva che attorniarsi di persone fidate e, di conseguenza, a queste affidava le cariche più importanti.
Durante il suo dogato le Riviere furono completamente assoggettate, a parte Monaco e Ventimiglia in mano ai Grimaldi, e la presenza genovese si fece sentire anche in terra iberica, dove le galee di Boccanegra salvarono i sudditi di Alfonso XI di Castiglia dai Saraceni.
Ma, intanto, i nobili genovesi continuavano a tramare alle sue spalle fino a costringerlo a dimettersi dall'incarico. Ecco, ancora il racconto di Dolcino:
"Il 23 dicembre 1344 il primo Doge convocò il popolo nella piazza di San Lorenzo e solennemente depose le insegne dogali. Già il giorno seguente - la vigilia di Natale - s'imbarcava alla volta di Pisa. Là il fratello Nicolò era Capitano del Popolo, e pisana era la madre, Ginevra dei Conti di Rezenasco. Una moltitudine muta assistè alla partenza; soltanto quando affrontò la passerella - asserisce il Serra - si udì qualche fischio sporadico."