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VITA DI PIRANDELLO

TEMI DE
"IL FU MATTIA PASCAL"

PERSONAGGI

STRUTTURA

Appendice 1 UN ELABORATO
NEL CORSO DELL'ANNO
Appendice 2
UNA RIVISITAZIONE TEATRALE

Alice
Pranzetti
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Danzatrice
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Appendice - Un elaborato di verifica svolto durante l'anno
scolastico
Q&A - Mattia
Pascal, mi chiamo o fui?
1.
Premessa: quale ruolo svolge la "Premessa" nell'ambito del romanzo? |
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2.
Secondo i classici canoni del "romanzo di formazione" il testo inizia con
la presentazione dei genitori, dell'infanzia, della giovinezza e dell'educatore
dell'"eroe" (ti ricordi Candide?). Sintetizza le caratteristiche di questi
personaggi. |
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3. Nel
capitolo V - Maturazione - Mattia come articola, nel suo racconto, questo processo?
Il lettore pensa che questa maturazione segua un reale mutamento nella psicologia del
protagonista? |
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4.
Capitolo VI: "Estrarre la logica dal caso, come dire il sangue dalle pietre":
contestualizza questa espressione e indica come possa essere considerata emblematica per
la comprensione del testo pirandelliano. |
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| 5. Il romanzo delinea la
figura di un "eroe" privo di volontà, velleitario, spesso illogico ma anche
consapevole dei propri limiti: di che cosa Mattia vuole liberarsi trasformandosi in
Adriano Meis? |
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| 6. Richiamandoti alla
memoria la distinzione che Pirandello fa tra "comico" ed "umoristico"
per quale ragione si può parlare di descrizioni "umoristiche" nel caso di
Anselmo Paleari e Silvia Caporale (capitolo X)? |
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| 7. Quali motivi spinsero
Mattia a "suicidare " Adriano Meis (capitolo XVI)? |
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| 8. Il capitolo
successivo crea un evidente parallelismo con i capitoli VII e VIII. Quali sono i momenti
comuni? |
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| 9. Quale rapporto esiste
fra l'esordio e la conclusione del romanzo, fra "Io mi chiamo Mattia Pascal" e
"io sono il fu Mattia Pascal"? |
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| (Prof. Laura Furetta) |
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1. Premessa: quale ruolo svolge la "Premessa" nell'ambito del
romanzo? |
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Il romanzo Il fu
Mattia Pascal inizia con una breve premessa con la quale il protagonista, Mattia,
mette a conoscenza il lettore della condizione sociale in cui vive, della stranezza e
dell'assurdità della vicenda da lui vissuta e del motivo che lo ha portato a scrivere
questo libro. Per prima cosa egli mette in luce come la sua storia non abbia ormai legami
con la realtà in cui è costretto a vivere: infatti Mattia afferma più volte la
straordinarietà della propria avventura. Successivamente il protagonista tenta di
giustificare la stesura del suo manoscritto affermando che in seguito alle sorprendenti
scoperte di Copernico l'uomo - un tempo al centro dell'universo si è ritrovato ad essere
paragonato ad un granellino di sabbia nel deserto, continuamente sottoposto alle
inesorabili leggi fisiche le quali ne scandiscono la vita e ne decidono la morte. A questo
punto Mattia si chiede perché lui, essere umano e quindi atomo infinitesimale, debba
scrivere la storia di una nullità. Fortunatamente la natura ci offre delle
"distrazioni provvidenziali", delle illusioni grazie alle quali riusciamo a
dimenticare ciò che siamo veramente. Su di esse, oltre che sulla stranezza della storia
di Mattia la quale si astrae da ciò che è il contingente, il protagonista trova la
giustificazione del proprio racconto. |
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2.
Secondo i classici canoni del "romanzo di formazione" il testo inizia con
la presentazione dei genitori, dell'infanzia, della giovinezza e dell'educatore
dell'"eroe" (ti ricordi Candide?). Sintetizza le caratteristiche di questi
personaggi. |
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Il fu Mattia Pascal
di Luigi Pirandello ha inizio con la presentazione e con la descrizione dei personaggi che
sono stati più vicini e dunque hanno condizionato la vita del protagonista. Il padre
muore quando Mattia ha solo quattro anni e mezzo, colpito dalla febbre durante uno dei
suoi viaggi di affari. Egli lascia moglie e due figli in stato di una agiatezza che molti
paesani affermano sia dovuta non già a i suoi affari bensì alle vincite a carte. Da
subito quindi Mattia sottolinea la malignità e l'invidia dei suoi compaesani pronti ad
adombrare senza pietà la fama di chiunque abbia proprietà e fortuna. Il padre infatti ha
progressivamente acquistato gran parte delle terre intorno al paese e alcuni edifici con
lo scopo di riposavi dopo anni di duro lavoro. La madre viene invece presentata come
schiva, placida, incapace di portare avanti gli affari della famiglia e sottoposta dunque
alle continue ingiustizie dell'amministratore al quale ha affidato i beni del defunto
marito. Gracile di costituzione, ella, una volta vedova,peggiora ulteriormente e sembra
mantenersi in vita solo per amore dei due figli verso i quali dimostra una tenerezza quasi
morbosa. La madre che si era sempre abbandonata all'intelligente guida del marito,
adesso si sente persa, da sola, e non riesce a reagire alla disgrazia che le è capitata. |
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Un'altra figura
caratteristica che appare nell'infanzia di Mattia è la zia Scolastica, sorella del padre,
donna energica e fiera che speso viene a fare visita alla povera vedova e la rimprovera
aspramente poiché lascia che l'amministratore Malagna continui indisturbato a dilapidare
tutti i beni della famiglia. Zia Scolastica non può sopportare la completa inettitudine
della madre, per questo ella vorrebbe che si risposasse e per giunta con un vecchio amico
del padre di Mattia: Gerolamo Pomino, vedovo calmo e mansueto un tempo innamorato di
Scolastica. Nella presentazione della sua famiglia e della sua infanzia, il protagonista
parla anche del suo "precettore", un certo Pinzone, di aspetto orribile e di
carattere meschino.. Egli contribuisce insieme al Malagna al completo prosciugamento
dell'eredità. |
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Ovviamente Mattia e il
fratello non traggono alcun vantaggio dagli insegnamenti di Pinzone, il quale si dimostra
tutt'altro che un maestro, tanto che sarà anch'egli uno dei tanti motivi per i quali la
zia Scolastica giornalmente si infuria. Dunque il lettore si trova davanti ad un Mattia
infantile, costretto alla più completa ignoranza e innocentemente consapevole della
ingiustizia della vita, brutto nell'aspetto, con dei grossi occhiali rotondi che
dovrebbero correggere l'occhio che tende a storcersi sempre di più e con una barba
rossiccia che gli invade il volto a scapito del piccolo naso, al contrario del fratello,
bello nel viso e nel corpo. Una volta giovinetto, il protagonista continua ad essere
vittima delle cattiverie del Malagna, il quale rimasto vedovo e desideroso di avere un
figlio, sposa Oliva, la ragazza della quale Mattia è innamorato. La fanciullezza del
nostro "eroe" termina con il matrimonio con Romilda, figlia della vedova
Pescatore, donna malvagia e invadente il cui unico scopo sarà - secondo Mattia - quello
di avvelenargli la vita. |
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Il protagonista conosce
Romilda, giovane e graziosa, grazie a Gerolamo II Pomino, figlio dell'ex spasimante di
Scolastica, giovane privo di personalità e di iniziativa. Anche Pomino è innamorato di
Romilda, la quale però lo rifiuta innamorandosi di Mattia nel quale vede una via di fuga
dalla famiglia e dalla madre che la opprime. Precedono il matrimonio una serie di vicende
quasi incestuose, al limite di una trama boccaccesca, nella quale si alternano tradimenti
e ingiustizie le quali si ripercuotono su Mattia, il quale, contagiato da clima in cui è
stato costretto a vivere e rovinato finanziariamente, non tarda a confermarsi per una
delle tante figure di "inetto" del Novecento letterario italiano. |
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3.
Nel capitolo V - Maturazione - Mattia come articola, nel suo racconto, questo
processo? Il lettore pensa che questa maturazione segua un reale mutamento nella
psicologia del protagonista? |
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In seguito al matrimonio
con Romilda, le condizioni del protagonista continuano a peggiorare; la vedova Pescatore
diventa sempre più malvagia ed egli "grazie a Malagna" perde ogni suo
possedimento e si ritrae costretto a cercare un'occupazione per vivere. Dopo poco, con
l'aiuto di Pomino egli diventa bibliotecario e così passa intere giornate in una chiesina
sconsacrata fuori mano, sporca e polverosa, nella più completa solitudine. E' proprio in
questo luogo che Mattia interiorizza una sua maturazione: il protagonista, non avendo
niente d fare, dato che gli abitanti del paese non hanno alcun interesse a frequentare la
biblioteca, inizia a leggere alcuni libri, soprattutto di filosofia. Mattia inizia così a
riflettere sulla propria inettitudine, sulla sua misera esistenza e sull'impotenza di
mutarla e di renderla migliore. |
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Egli scorge l'assurdità
della sua vita, la sua miseria, la famiglia che da lui è vista come una sorta di
prigione, come un luogo di agonia e di sofferenza, dal quale si ritrova costretto a
fuggire, oppresso da tutto ciò che lo circonda. |
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La maturazione spinge il
protagonista a ricercare le cause della sua attuale situazione; egli domanda al caso
perché proprio a lui deve essere toccata tanta sfortuna, ma l'unica risposta che ottiene
è un susseguirsi di altre atroci disgrazie quali la morte delle due figlie e della madre,
che lo porteranno alla fuga da quel calvario che da troppo tempo è costretto a sopportare
silenziosamente. Mattia non subisce però un reale mutamento psicologico, egli dimostrerà
insofferenza per le convenzioni sociali, il suo senso di estraneità alla vita che
conduce, la sua profonda solitudine e tenterà di lottare contro ciò che ha determinato
questa sua situazione, ma purtroppo egli è un "inetto" e come tale non
riuscirà a mutare la propria vita, non uscirà dalla "forma" di cui è
prigioniero, ansi ne diventerà sempre più schiavo. |
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4.
Capitolo VI: "Estrarre la logica dal caso, come dire il sangue dalle pietre":
contestualizza questa espressione e indica come possa essere considerata emblematica per
la comprensione del testo pirandelliano. |
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La frase "Estrarre la
logica dal caso, come dire il sangue dalle pietre" è una delle frasi emblematiche
che ci permettono la comprensione del testo pirandelliano. In essa infatti è contenuto
uno dei temi fondamentali del romanzo, ovvero il caso che regna nelle vicende umane e che
le rende paradossali. Nel capitolo VI, il protagonista fugge dalla sua squallida realtà
familiare alla volta di Montecarlo dove si reca al casinò con l'intenzione di buttare via
gli ultimi soldi che gli sono rimasti. Una volta che comincia a giocare, però, Mattia
comincia a vincere somme esorbitanti, tanto che molti dubitano che le vincite siano dalla
attribuire alla sola fortuna. Il caso che precedentemente aveva voluto vedere il
protagonista prostrato davanti ad una miriade di disgrazie, adesso gli offre la libertà
di farsi un'altra vita con le ottantaduemila lire vinte. Dunque, si viene a creare una
situazione assurda, difficile da risolvere; l'opportunità di fuggire dalla vecchia vita,
il rimorso per l'abbandono della famiglia ed il dolore per la perdita delle figlie e della
madre si mescolano insieme ed insidiano malignamente Mattia il quale ancora una volta è
stato sopraffatto dal caso che ne ha da sempre governato la vita. Egli tenta
disperatamente di cogliere il nesso logico delle vicende che lo hanno travolto ma non vi
riesce perché non c'è logica in quello che il caso decide ed è paradossale anche solo
pensare di trovare le risposte ai tanti perché che Mattia si pone. |
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5.
Il romanzo delinea la figura di un "eroe" privo di volontà, velleitario, spesso
illogico ma anche consapevole dei propri limiti: di che cosa Mattia vuole liberarsi
trasformandosi in Adriano Meis? |
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Mattia Pascal, uomo timido
ed umile, decide, dopo aver fatto una grossa vincita al casinò di Montecarlo, di tornare
a casa e cercare - per mezzo del denaro in suo possesso - di rimediare ad una situazione
familiare umiliante. Durante il suo ritorno egli apprende da un giornale che al sua paese
lo ritengono morto, dato che è stato nel suo podere viene ritrovato il cadavere di un
suicida, che i familiari riconoscono per Mattia. A questo punto il protagonista è
ufficialmente morto e dunque finalmente libero. Egli, sempre casualmente, cambia nome e
diventa Adriano Meis, uomo senza alcun passato al quale però è data l'opportunità di
costruirsi un futuro. |
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Adriano-Mattia si sente
improvvisamente libero, giovane, felice: egli prova l'ebbrezza di recidere il suo
squallido passato per cominciare una nuova vita. Nel corso del viaggio, Adriano ride
pensando ai luoghi della sua sofferenza, alle persone grette e malvagie che è stato
costretto a frequentare, alla moglie inasprita alla quale ormai è legato solo per mezzo
della "fede" la quale finirà al più presto nello scarico del bagno di una
stazione ferroviaria. Ma Adriano non vuole liberarsi solo della sua precedente esistenza,
ma anche di Mattia Pascal. Egli infatti si sbarba, cambia occhiali, si fa allungare i
capelli ed il suo intento sarebbe quello di cambiare il proprio carattere per non
incorrere nel pericolo di essere sottoposto a quelle che lui ritiene ingiustizie.
Purtroppo Mattia, o meglio Adriano, non raggiungerà mai i fini che si è proposto in
quanto egli non sarà capace, prigioniero di se stesso, di indossare un'altra forma e si
troverà nuovamente al centro di situazioni grottesche e patetiche nelle quali saprà
dimostrare soltanto la sua inettitudine. Adriano come Mattia non potrà raggiungere la
vita, che viene considerata come una sorta di flusso dinamico, ma sarà costretto a
restare prigioniero di quella parte fissa che è la forma la quale in fondo rappresenta
per il protagonista è l'unico modo di esistere. |
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6.
Richiamandoti alla memoria la distinzione che Pirandello fa tra "comico" ed
"umoristico" per quale ragione si può parlare di descrizioni
"umoristiche" nel caso di Anselmo Paleari e Silvia Caporale (capitolo X)? |
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Nel saggio
"L'umorismo" Pirandello enuncia la distinzione tra "comico" ed
"umoristico" affermando che l'opera comica si limita a registrare il contrario,
cioè l'anomalia, ciò che non dovrebbe essere, e dà appunto di esso "un
avvenimento" senza ricercarne le cause. L'opera umoristica, attraverso la quale
Pirandello traduce la sua amara e sconsolata visione della vita, è invece caratterizzata
dalla riflessione, che muta la sensazione comica in tragica, ovvero registra quello che
viene chiamato il sentimento del contrario. Questo tipo di forma fa sì che il lettore
abbia una dolorosa cognizione dell'individuo e della realtà, impersonati da personaggi i
quali vengono dall'autore "denudati" dalle apparenze e dagli atteggiamenti
retorici per mettere in luce il reale. Resa nota questa differenza fra i due termini
risulta evidente che la vicenda di Mattia è tutt'altro che comica, anzi tutto il romanzo
è permeato dal sottile umorismo pirandelliano. |
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Le descrizioni di Anselmo
Paleari e della sua coinquilina Silvia Caporale, sono anch'esse "umoristiche" in
quanto il protagonista presenta i due personaggi sottolineando gli aspetti più ridicoli,
ma evidenziandone anche la dolorosa condizione esistenziale: Anselmo, il vecchio
sessantenne apre la porta "vestito" di mutande di tela con i piedi scalzi e un
turbante di spuma in testa; Silvia, insegnante di pianoforte, è brutta, con un paio di
baffi sotto il naso sempre rozzo e ha delle facoltà di medium. Entrambi i personaggi
nascondono dietro questa maschera che può risultare ridicola, una profonda sofferenza.
Paleari, che faceva parte di una scuola di teosofia, è stato messo a riposo dal capo
sezione del ministero dove lavorava ed in seguito a ciò, egli si è rovinato sia
finanziariamente sia mentalmente in quanto ora Anselmo si è completamente astratto da
quella che è la vita reale per fantasticare sui suoi "studi" e le sue
"meditazioni". |
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La signorina Silvia
Caporale invece nasconde dietro i suoi dolentissimi occhi, notti di pianto e di sbornie
che forse le fanno dimenticare almeno per un attimo di essere così brutta e quindi di non
poter essere amata da nessun uomo. Ella è condannata alla solitudine e all'infelicità,
odia la sua vita, ma soprattutto il suo aspetto a causa del quale alimenta il suo senso di
esclusione legato al fatto che ci le sta vicino lo fa solo per pietà. |
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7.
Quali motivi spinsero Mattia a "suicidare " Adriano Meis (capitolo XVI)? |
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Dopo aver vissuto come
Adriano Meis, Mattia si accorge che la primitiva sensazione di leggerezza e di libertà da
lui provata nel momento della sua prima morte non era altro che un'illusione; infatti
adesso il protagonista si accorge che Adriano può lasciarsi vivere come uno straniero nel
mondo a condizione di non lavorare, né possedere, né amare. |
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Durante la sua permanenza
in casa Paleari, infatti, avvengono delle vicende che portano Mattia alla consapevolezza
di essere ancora una volta impotente di fronte alla persecuzione del caso. Per prima cosa,
Terenzio Papiano ruba al protagonista ben dodicimila lire e Adriano non può fare altro
che subire silenziosamente il furto, nell'impossibilità di poterlo denunciare. |
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Così facendo egli ferisce
Adriana Paleari, alla quale è costretto a mentire spudoratamente, perché non può
rivelarle i reali motivi del suo comportamento. Mattia ama Adriana, ma si rende conto di
non poter provare niente per lei, e le sue continue menzogne sono solo la ragione
dell'accresciuta sofferenza della "bambina". |
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Con l'episodio del litigio
con il pittore Bernaldez si chiude la vita di Adriano Meis, il quale, una volta
sperimentata l'illusorietà del suo tentativo di crearsi una nuova vita, prende coscienza
che il suo inserimento nella società è impossibile, senza l'ufficialità dello stato
sociale. |
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Profondamente amareggiato,
Adriano cerca una via d'uscita a questa situazione e trovandosi solo davanti ad un ponte,
decide di simulare il suicidio per ritornare ad essere Mattia Pascal. |
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Dunque Adriano Meis, che
non figura in nessuna anagrafe, che non può lavorare né amare, al quale non è nemmeno
concesso di denunciare chi lo deruba né di sfidare a duello chi lo offende, adesso
si uccide, e rinasce al suo posto Mattia con l'intento di vendicarsi di chi lo ha reso
solo un'ombra, ovvero della propria famiglia la quale lo ha condannato ad una morte
eterna. |
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8.
Il capitolo successivo crea un evidente parallelismo con i capitoli VII e VIII. Quali sono
i momenti comuni? |
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Nel momento della sua
"reincarnazione" Mattia prova le medesime sensazioni che hanno caratterizzato la
nascita di Adriano Meis. anche questo episodio si svolge in un treno, il quale però
questa volta invece di allontanarsi dal paesino natale del protagonista, vi si avvicina.
Man mano che esso procede, Mattia si sente sempre più vivo e pensa a quanto sia stato
stupido anche solo a pensare di poter vivere come "un'ombra con una cappa di piombo
addosso". |
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Come ha fatto
precedentemente, anche ora il protagonista pensa al proprio suicidio e cerca di
immaginarsi le reazioni delle persone che lo conoscono e alle motivazioni che si sarebbero
date per l'inaspettato evento. Giunto a Pisa, Mattia attua nuovamente la trasformazione
del suo aspetto, come già aveva fatto Adriano, e si reca negli stessi luoghi dove Meis
era stato durante il suo errare. Per un momento il protagonista si sente nuovamente sia
Mattia che Adriano, le due forme che avrebbero dovuto essere opposte che in realtà si
assomigliano così tanto da sembrare la stessa. La medesima sensazione di essere
"sdoppiato", Mattia l'aveva sentita anche due anni prima, quando a camminare per
le strade di Pisa c'era Adriano. |
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9.
Quale rapporto esiste fra l'esordio e la conclusione del romanzo, fra "Io mi chiamo
Mattia Pascal" e "io sono il fu Mattia Pascal"? |
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Nell'esordio del romanzo,
il protagonista afferma più volte: |
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- Io mi chiamo Mattia
Pascal. |
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Questa frase serve al
protagonista ad affermare se stesso e la sua identità, ma quando egli si rende conto che
la certezza del suo nome non gli basta e tenta di andare alla ricerca del Mattia al di là
della "forma" il protagonista si accorge di non essere nessuno. |
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In questa conclusione si
scorge il relativismo pirandelliano; infatti come non si può dare un'interpretazione
univoca della realtà in quanto essa cambia da soggetto a soggetto, anche l'uomo si
trasforma (ciascuno è "uno, nessuno e centomila") nel corso della vita. Ma
essere centomila è come essere indeterminati e quindi nessuno. |
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Il grottesco finale dunque
è l'opposto dell'esordio. Nega assolutamente anche quella misera verità a cui il
protagonista fa appello. Egli, colpevole di aver tentato di ottenere una vita più
autentica e gratificante, è condannato ad essere quel "fu Mattia Pascal" che
lui stesso aveva seppellito. |
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