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VITA DI PIRANDELLO

TEMI DE
"IL FU MATTIA PASCAL"

PERSONAGGI

STRUTTURA

Appendice 1 UN ELABORATO
NEL CORSO DELL'ANNO
Appendice 2
UNA RIVISITAZIONE TEATRALE

Alice
Pranzetti
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L'ambiente e i personaggi
Mattia inizia la sua narrazione a partire dall'età di 4 anni
e mezzo, quando per una febbre perse il padre in un viaggio di lavoro. Il paesaggio e
l'ambiente ricordano la tradizione veristica del Verga, in particolare il flusso narrativo
e le situazioni non sono lontane dalla novella La roba. Ma per Pirandello si tratta solo
di un punto di partenza: non appare alcuna fierezza né per i possedimenti né per gli
agi, di cui non sta neanche a precisare le origini: fortuna, gioco, affari, chissà... |
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Parimenti i personaggi sono più siciliani che liguri, e
nascono da parenti insulari, ma con qualche tic che li strania fin quasi alla
caricatura.
Ritengo utile citare le descrizioni più salienti, direttamente dal FMP. |
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Mattia |
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| Ma doveva esser la mia faccia placida
e stizzosa e quei grossi occhiali rotondi che mi avevano imposto per raddrizzarmi un
occhio, il quale, non so perché, tendeva a guardare per conto suo, altrove. Erano per me, quegli occhiali, un vero martirio. A un certo punto, li
buttai via e lasciai libero l'occhio di guardare dove gli piacesse meglio. Tanto, se
dritto, quest'occhio non m'avrebbe fatto bello. Ero pieno di salute, e mi bastava.
A diciott'anni m'invase la faccia un barbone rossastro e ricciuto,
a scàpito del naso piuttosto piccolo, che si trovò come sperduto tra esso e la fronte
spaziosa e grave.
...
Intravidi da quel primo scempio qual mostro fra
breve sarebbe scappato fuori dalla necessaria e radicale; alterazione dei connotati di
Mattia Pascal! Ed ecco una nuova ragione d'odio per lui! Il mento piccolissimo, puntato e
rientrato, ch'egli aveva nascosto per tanti e tanti anni sotto quel barbone, mi parve un
tradimento. Ora avrei dovuto portarlo scoperto, quel cosino ridicolo! E che naso mi aveva
lasciato in eredità! E quell'occhio!
"Ah, quest'occhio," pensai, "così
in estasi da un lato, rimarrà sempre suo nella mia nuova faccia! ..." |
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Madre |
| Santa donna, mia madre! D'indole schiva e
placidissima, aveva così scarsa esperienza della vita e degli uomini! A sentirla parlare,
pareva una bambina. Parlava con accento nasale e rideva anche col naso, giacché ogni
volta, come si vergognasse di ridere, stringeva le labbra. Gracilissima di complessione,
fu, dopo la morte di mio padre, sempre malferma in salute; ma non si lagnò mai de' suoi
mali, né credo se ne infastidisse neppure con se stessa, accettandoli, rassegnata, come
una conseguenza naturale della sua sciagura. Forse si aspettava di morire anch'essa, dal
cordoglio, e doveva dunque ringraziare Iddio che la teneva in vita, pur così tapina e
tribolata, per il bene dei figliuoli. |
Gerolamo Pomino |
| Omino lindo, aggiustato, dagli
occhietti ceruli mansueti, credo che s'incipriasse e avesse anche la debolezza di passarsi
un po' di rossetto, appena appena, un velo, su le guance: certo si compiaceva d'aver
conservato fino alla sua età i capelli, che si pettinava con grandissima cura, a
farfalla, e si rassettava continuamente con le mani. Io non
so come sarebbero andati gli affari nostri, se mia madre, non certo per sé ma in
considerazione dell'avvenire dei suoi figliuoli, avesse seguìto il consiglio di zia
Scolastica e sposato il signor Pomino. E' fuor di dubbio però che peggio di come
andarono, affidati al Malagna (la talpa!), non sarebbero potuti andare. |
Precettore Pinzone |
Era d'una magrezza che incuteva ribrezzo;
altissimo di statura; e più alto, Dio mio, sarebbe stato, se il busto, tutt'a un tratto
quasi stanco di tallir gracile in sù, non gli si fosse curvato sotto la nuca in una
discreta gobbetta, da cui il collo pareva uscisse penosamente, come quel d'un pollo
spennato, con un grosso nottolino protuberante, che gli andava sù e giù. Pinzone si
sforzava spesso di tener tra i denti le labbra, come per mordere, castigare e nascondere
un risolino tagliente, che gli era proprio; ma lo sforzo in parte era vano, perché questo
risolino, non potendo per le labbra così imprigionate, gli scappava per gli occhi, più
acuto e beffardo che mai.
Molte cose con quegli occhietti egli doveva vedere nella nostra casa, che né la mamma né
noi vedevamo. Non parlava, forse perché non stimava dover suo parlare, o perché - com'io
ritengo più probabile - ne godeva in segreto, velenosamente. |
Batta Malagna |
| Ed ecco Batta Malagna, quando, sudato
e sbuffante, portava il cappello su le ventitré. Scivolava
tutto: gli scivolavano nel lungo faccione di qua e di là, le sopracciglia e gli occhi;
gli scivolava il naso su i baffi melensi e sul pizzo; gli scivolavano dall'attaccatura del
collo le spalle; gli scivolava il pancione languido, enorme, quasi fino a terra, perché,
data l'imminenza di esso su le gambette tozze, il sarto, per vestirgli quelle gambette,
era costretto a tagliargli quanto mai agiati i calzoni; cosicché, da lontano, pareva che
indossasse invece, bassa bassa, una veste, e che la pancia gli arrivasse fino a terra.
Ora come, con una faccia e con un corpo così
fatti, Malagna potesse esser tanto ladro, io non so. Anche i ladri m'immagino, debbono
avere una certa impostatura, ch'egli mi pareva non avesse. Andava piano, con quella sua
pancia pendente, sempre con le mani dietro la schiena, e tirava fuori con tanta fatica
quella sua voce molle, miagolante! Mi piacerebbe sapere com'egli li ragionasse con la sua
propria coscienza i furti che di continuo perpetrava a nostro danno. |
| Non mi parve, dall'aria con cui mi salutò,
che Marianna Dondi, vedova Pescatore, accogliesse con molto piacere l'annunzio d'una mia
seconda visita: mi porse appena la mano: gelida mano, secca, nodosa, gialliccia; e
abbassò gli occhi e strinse le labbra. |
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