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Luigi Pirandello e
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Appendice 1 UN ELABORATO NEL CORSO DELL'ANNO
Appendice 2
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Appendice 2 Mattia Pascal sulla scena Il valore teatrale,
più volte sottolineato, di certe zone del romanzo ha costituito lo spunto per una
efficacissima riduzione per le scene scritta da Tullio Kezich (nato nel 1928) e
rappresentata per la prima volta nel 1974 con Giorgio Albertazzi nei panni di Mattia. E
interessante confrontare questo passo (tratto appunto da quella rielaborazione) con il
corrispondente capitolo XVIII del romanzo, rilevando le differenze ma anche la grande
qualità scenica insita nell'opera di Pirandello. (Segnalazione della prof. Laura Furetta)
IO Sono Mattia Pascal! Sono Mattia Pascal! E arrivo dall'altro
mondo! Zitta! Mi prendi davvero per un fantasma? PESCATORE Vivo? IO Vivo, vivo! Ti era piaciuto riconoscermi morto là nella
gora? PESCATORE Non eri tu? IO Crepa, megera. Io sono vivo. Romilda ha un mancamento. Pomino accorre a sorreggerla. POMINO Per carità... la piccina... Ho paura... il latte... Lo afferro per un braccio. IO Chi è questa piccina? POMINO Mia figlia. PESCATORE Si sono sposati un anno fa. Mentre tu eri morto. Romilda sviene fra le braccia di Pomino, io sono pronto a
raccogliere la piccina e resto così con quel fagottino in braccio. Mi viene la curiosità
di guardarla. POMINO L'aceto, presto! I sali! La vedova Pescatore corre a prendere le boccette. lo intanto
mi adagio la bambina sul petto e comincio a batterle pian pianino una mano sulle spallucce
e a dondolarla passeggiando. E subito la vecchia, rientrata con i sali, mi attribuisce
chissà quali intenzioni. PESCATORE La piccina! Che vuoi farne? IO Me la mangio. Che faccio? L'avete buttata in braccio a me,
ora lasciatemela stare. E poi voglio parlare con mia moglie. POMINO Ma è svenuta. IO La faremo rinvenire. POMINO Senti, Mattia, non potresti parlare con me? IO No! Con lei devo parlare. Tu qua non rappresenti più
niente! POMINO Come? Io? IO Il secondo matrimonio diventa nullo alla ricomparsa del
primo coniuge. Lo dice la legge. POMINO Ma che legge è questa? E una legge turca! La Pescatore mi si avventa addosso con i pugni alzati. PESCATORE Ah, maledetto! Maledetto! Non posso respingerla con le mani, che sorreggono la bambina,
perciò le assesto quasi un calcio. Mi chino verso Romilda, che piange disperatamente, e le porgo
la figliola. Su, tieni la piccola... Perché piangi? Piangi perché sono
vivo? Mi volevi morto? Guardami... su, guardami in faccia! Vivo o morto? ROMILDA Ma tu... tu... Dove sei stato? Che hai fatto? IO Lo domandi a me che ho fatto? Tu hai ripreso marito...
quello scemo là... Tu hai messo al mondo una figliola, e hai il coraggio di domandare a
me che ho fatto? La Pescatore tenta un altro assalto. PESCATORE Ah, cane! Ah, vigliacco' Ti ammazzo io con queste
mani! Pomino cerca di mettersi in mezzo. POMINO No, no, Marianna. Calmatevi, per l'amore di Dio. PESCATORE Ma sta' zitto, tu, melenso, balordo, buono a niente,
che non sai fare la tua parte di uomo... Imbecille che ti farai strappare tua moglie e tua
figlia dal primo cadavere a spasso... E se ne va. Lo sfogo della vedova contro Pomino mi mette una
grande ilarità. IO Basta, basta così! Vedo che in questa casa hai proprio
occupato il posto che tenevo io... e con che cuore potrei portartelo via? POMINO Allora, tu...? IO Aspetta. Che fretta c'è? Dammi il tempo di guardare nostra
moglie... Giro intorno a Romilda, che intanto ha consegnato alla madre
la bambina da portar fuori. La osservo bene. Si è fatta più bella. Posso? Non cè niente di male. Sono marito anch'io,
Pomino, anzi prima e più di te. Non ti vergognare, via, Romilda! Guarda, guarda come
smania Mino... Ma che vi posso fare se non sono morto davvero? POMINO Così non è possibile?! IO S'inquieta, lo vedi Romilda? No, via, calmati, Mino...
solo, aspetta... con permesso. Mi accosto a Romilda e le do un bacio. POMINO Romilda! IO Geloso di me? Va là! Ho diritto alla precedenza... E
adesso lei, si, mi pare un sogno, mi pare quella di prima che ci sposassimo. E
ridiventata una bellezza... Ricordi, eh, Romilda? Portami via, portami via... Perché non
l'ho fatto? Ti rimetti a piangere? Su, smettila... puoi guastarti il latte e far male alla
tua piccina... Io ora sono vivo e voglio stare allegro. «Allegro!» come diceva un certo
ubriaco amico mio. Allegro, Pomino! E rientrata la vedova. PESCATORE Ti venisse un accidente in questo stesso momento! IO Mi credete davvero così pazzo da ridiventar vostro genero?
Ah, povero Pomino. Scusami, sai, se ti ho dato dello scemo. Ma anche tua suocera, vero?
Non ti tratta con i guanti. E prima ancora me l'aveva detto Romilda, nostra moglie, che le
parevi imbecille, brutto, insipido, e non so che altro. E vero, Romilda? Di' la verità... ROMILDA Sei tornato per metterci tutti alla tortura? IO Sono tornato perché questa morte apparente, credetemi, era
una morte vera. E così Romilda, abbiamo fatto pari e patta: io ho un figlio, che per
tutti è figlio di Malagna, e tu adesso hai una figlia che è veramente figlia di Pomino.
Se Dio vuole, li mariteremo insieme un giorno. Quanto alla vostra pace familiare, tenetevela. lo davvero non
ci tengo più. Dico bene, doppia suocera? POMINO E tu rimarresti qua, a Miragno? IO Sicuro. E verrò qualche sera a prendermi in casa vostra
una tazza di caffè. PESCATORE Questo no! ROMILDA Ma se scherza... IO Vedi, Romilda? Hanno paura che riprendiamo a fare
all'amore... Sarebbe davvero carina! No, no: non tormentiamo Pomino. VuoI dire che se lui
non mi vuole più in casa, mi metterò a passeggiare giù per la strada, sotto le tue
finestre. Va bene? E ti farò tante belle serenate. POMINO Sta di fatto che lei con te qua vivo, non sarà più
mia moglie. IO Ma credi davvero che verrò a darti fastidio se Romilda non
vuole? Deve dirlo lei. POMINO Ma io dico di fronte alla legge! IO Oh, insomma. Volevo vendicarmi e non mi vendico ti lascio
la moglie, ti lascio in pace e non ti contenti? Su,
Romilda, andiamocene via noi due! Ti propongo un bel viaggio di nozze' Ci divertiremo!
Perché l'alternativa che mi offre il tuo Pomino è semplice: andarmi a buttare per
davvero nella gora della Stia. POMINO Non pretendo tanto. Ma vattene, almeno! Vattene subito
lontano senza farti vedere da nessuno! IO Morto di nuovo? Lontano dal mio paese? Tu scherzi, Pomino
caro. Va' là: fai il marito in pace senza soggezione... Il tuo matrimonio, comunque sia,
s'è celebrato. tutti approveranno, considerando che c'è di mezzo una creaturina Ti
prometto e ti giuro che non verrò mai a importunarti, neanche per una miserabile tazza di
caffè, neanche per godere del dolce spettacolo della vostra felicità edificata sulla mia
morte. Ingrati! Scommetto che nessuno di voi è andato a posare una corona di fiori sulla
mia tomba, là nel camposanto. POMINO Ti va di scherzare. IO Sepolto là c'è davvero il cadavere di un uomo e non si
scherza. Ci sei stato? POMINO Non ne ho avuto il coraggio. IO Ma di prendermi la moglie, si... E tu, Romilda, avrai avuto
troppo da fare, fra nozze e battesimi, per andare al camposanto... Vero? ROMILDA Non volevo pensarci più. IO Bravissimi tutti. Vuoi dire che ci andrò io domani per
portarmi una corona... Di', c'è almeno una lapide sulla fossa? POMINO Si, a spese del Municipio. L'iscrizione l'ho dettata
io. IO Mi hai pianto poco eh vedovella... Poco o niente
addirittura? Di' su, possibile che io non debba sentire la tua voce? Guarda, è già notte
avanzata... Appena spunta il giorno, io andrò via e sarà come se non ci fossimo mai
conosciuti.. Approfittia mo di queste poche ore... Su, dimmi. Romilda si stringe nelle spalle, guarda Pomino, sorride nervosamente. Poi, riabbassando gli occhi e guardandosi le mani, momora poche parole. ROMILDA Che posso dire? Ho pianto, certo... PESCATORE E non te lo meritavi! IO Zitta là, doppia suocera. E andate a preparare il caffè. Stranamente la vedova Pescatore mi obbedisce e scivola fuori.
Forse vuole ingraziarmi perché non diventi pericoloso. ROMILDA Siamo rimaste assai male, Mattia. E se non fosse stato
per lui... IO Bravo Pomino! Ma quella canaglia di Malagna, niente. ROMILDA Niente. Pomino ha fatto tutto lui. IO Beh, questa certo è stata una bella cosa... Dal vostro
punto di vista, voglio dire. POMINO Ma tu, in questi anni, cos'hai fatto? IO Se te lo raccontassi, guarda... Ma poi cos'ho fatto? Ho
viaggiato, ho vissuto a Roma... Non mi sono per niente divertito. Entra la Pescatore con i caffè. Romilda mi porge la tazzina. ROMILDA Tu, al solito, senza zucchero, vero? Che cosa legge in quest'attimo nei miei occhi? Abbasso subito
lo sguardo. Nella livida luce dell'alba che sta nascendo, sento stringermi la gola da un
pianto inatteso. Romilda mi mette una mano sulla spalla. Pomino trasalisce. Con tutta la
naturalezza di cui sono capace, faccio scivolare quella mano alzandomi in piedi. Bevo il
caffè accanto alla finestra, poi mi volto verso Pomino. (da TULLIO KEZICH, Il fu
Mattia Pascal, Einaudi) |