Luigi Pirandello e
  Il fu Mattia Pascal

sintesi e lettura strutturale di Alice Pranzetti

 

VITA DI PIRANDELLO



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TEMI DE
"IL FU MATTIA  PASCAL"



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PERSONAGGI


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STRUTTURA

 

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Appendice 1 UN ELABORATO NEL CORSO DELL'ANNO

 

Appendice 2
UNA RIVISITAZIONE TEATRALE

 

 

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Alice Pranzetti

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La struttura del romanzo

Dove leggere il romanzo online?

Indichiamo alcuni siti da quali è possibile scaricare il file zippato, oppure leggere direttamente online il romanzo di Luigi Pirandello.

 

STRUTTURA

La novità strutturale principale del "Fu Mattia Pascal" (FMP) è quella del narratore - protagonista, che ragiona sui suoi propri ricordi. Siamo ai primi anni del Novecento, l'Europa assiste alla acrisi dei principi positivistici e alla discussione della narrativa di tipo oggettivo. Molti giovani autori come Jajer, Boine, Slataper rifiutano il ilromanzo tradizionale proponendo miscugli di poesie e prosa, Pirandello usa ancora il meccanismo narrativo, modificandone tuttavia la struttura, dandogli un senso del tutto nuovo.

Pirandello nel FMP rielabora ai suoi fini   materiale narrativo già impiegato in altre novelle e che riutilizzerà anche nel saggio L'umorismo (1909). Parte della materia del romanzo verrà reimpiegata anche in teatro - il suo genere preferito -  soprattutto nella commedia campestre Liolà (1916) ove verrà ripresa la situazione del cap. IV  del romanzo; Batta Malagna diventerà zio Simone, anche lui desideroso d'avere figli e, appena vedovo, sposo di una giovane... quasi Pirandello avesse a cuore alcune schemi narrativi pronti da applicare qualora le esigenze evocative le richiamassero ad una nuova esistenza. Ma non solo brani suoi gli servono: anche situazioni proposte da altri autori vanno bene allo scopo: la vicenda del Redivivo (1895) di De Marchi, gli spunti sull'ombra della Meravigliosa storia di Peter Schlemihl (1814) di von Chamisso, riflessioni ispirate da Les altérations de la personalité (1892) di Binet, ecc. tutto quanto può essere materiale grezzo da reimpastare nella spiente struttura narrativa pirandelliana.

La narrazione del FMP parte "dalla fine", secondo il procedimento del racconto retrospettivo. E' lo stesso protoganista che ripropone la sua strana storia, dalla quale si considera ormai estraneo: tale estraneità - ribadita nei primi due capitoli - viene riaffermata anche nel corso della narrazione, così che abbiamo in realtà "persone" diverse davanti a noi: Mattia Pascal nella prima parte, Adriano Meis nella seconda, e il "fu Mattia Pascal" nella terza.

Adriano Meis, la personalità costruita artificialmente per dare al personaggio nuova leggerezza e libertà, sarà distrutta quando ne verrà constatato il fallimento, e quindi il crollo anche di tutta la costruzione narrativa: simbolo del fallimento stesso del "romanzo di formazione" di ottoecentesca tradizione (gli stessi Promessi sposi ne possono costituire un esempio riuscito). Lungi dall'avere una maturazione, il protagonista del FMP sarà segno di un itinerario verso la distruzione e l'annientamento.

Alcuni autori contropongono anche la parte paesana e idillica del FMP con la parte metropolitana: le situazioni vissute in tale prospettiva sono in netta contrapposizione ed è proprio nelle seconde che il protagonista si sente come murato, anziché maturato.
Così l'apparato narrativo, stravolto e utilizzato per le sue finalità, ha commistioni con digressioni, che Pirandello usa nell'ottica della sua poetica sull'umorismo.

Angelo Marchese ha costruito uno schema  per illustrare la questione del tempo nel FMP. Così scrive il Marchese: "La temporalità della storia si riferisce, dinmque, alla rievocazione della vita di Mattia Pascal, a partire dal terzo capitolo, alla fine del quale sia ha una breve ripresa, nello scambio di battute fra il fu Mattia e don Eligio, della dimensione del discorso. L'intreccio dei due ordini temporali si potrebbe così schematizzare:

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A-C è la dimensione complessiva del romanzo; A-B è lo spazio dell'io narratore estraniato; B-C è l'arco della storia, in cui si insinua la breve rottura extradiegetica (narratore di primo grado - n.d.r.) del finale del capitolo III".

La posizione estraniata, e la consapevolezza della problematicità esistenziale sono avvertiti anche tramite questi meccanismi temporali.

In pratica, non basta raccontare, fa eco il Ricciardi, "occorre anche riflettere e lo scritotre deve produrre meccanismi di 'distanziamento', di riflessione nel lettore e quindi rompere con tutte le funzioni narrative che producono, al contrario, identificazione". Ricciardi rileva in FMP un'operazione ambiagua: l'apparato tradizionale resta, ma non è più integro; ciè i luoghi visitati da Pirandello sono tipici del genere: amore, eroe, suicidio, ritorno, vendetta, fuga, denaro-furto, manoscritto, rovina economica, gioco, riconoscimento, viaggio... ci sono, ma Pirandello li manipola con tre procedimenti: con il disincantamento, con  l'accumulo e la mescolanza e infine con l'ironia.

QUALCHE CITAZIONE

 

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  • FAMIGLIA, NIDO-PRIGIONE

 

Che fare ormai? Mi misi, ma quasi senza speranza, in cerca di un'occupazione qual si fosse, per provvedere ai bisogni più urgenti della famiglia. Ero inetto a tutto; e la fama che m'ero fatta con le mie imprese giovanili e con la mia scioperataggine non invogliava certo nessuno a darmi da lavorare. Le scene poi, a cui giornalmente mi toccava d'assistere e di prender parte in casa mia mi toglievano quella calma che mi abbisognava per raccogliermi un po' a considerare, ciò che avrei potuto e saputo fare.

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  • SPECCHIO, DOPPIO, CRISI D'IDENTITA'

 

Non era vero: aveva ragione lei, la signorina Caporale: lo specchio, lo specchio aveva parlato e mi aveva detto che se un'operazione relativamente lieve poteva farmi sparire dal volto quello sconcio connotato così particolare di Mattia Pascal, Adriano Meis avrebbe potuto anche fare a meno degli occhiali azzurri, concedersi un pajo di baffi e accordarsi insomma, alla meglio, corporalmente, con le proprie mutate condizioni di spirito.

...

Non potendo con altri, mi consigliai di nuovo con lo specchio. In quella lastra l'immagine del fu Mattia Pascal, venendo a galla come dal fondo della gora, con quell'occhio che solamente m'era rimasto di lui, mi parlò così:

" In che brutto impiccio ti sei cacciato, Adriano Meis! Tu hai paura di Papiano, confessalo! e vorresti dar la colpa a me, ancora a me, solo perché io a Nizza mi bisticciai con lo Spagnuolo.

...

 

Se consistesse appunto in questo, che una situazione, socialmente anormale, si accetta, anche vedendola a uno specchio, che in questo caso ci para davanti la nostra stessa illusione; e allora la si rappresenta, soffrendone tutto il martirio, finché la rappresentazione di essa sia possibile dentro la maschera soffocante che da noi stessi ci siamo imposta o che da altri o da una crudele necessità ci sia stata imposta, cioè fintanto che sotto questa maschera un sentimento nostro, troppo vivo, non sia ferito così addentro, che la ribellione alla fine prorompa e quella maschera si stracci e si calpesti?

...

 

Certo, libero, liberissimo, io potevo essere soltanto così, con la valigia in mano: oggi qua, domani là. Fermo in un luogo, proprietario d'una casa, eh, allora : registri e tasse subito! E non mi avrebbero iscritto all'anagrafe? Ma sicuramente! E come? con un nome falso? E allora, chi sa?, forse indagini segrete intorno a me da parte della polizia... Insomma, impicci, imbrogli!... No, via: prevedevo di non poter più avere una casa mia, oggetti miei. Ma mi sarei allogato a pensione in qualche famiglia, in una camera mobiliata. Dovevo affliggermi per così poco?

...

Dal ritegno anzi che ne provavo, mi accorsi ch'io non avevo affatto il gusto della menzogna. Del resto, anche gli altri mostravan poca voglia di parlare con me: forse a causa del mio aspetto, mi prendevano per uno straniero. Ricordo che, visitando Venezia, non ci fu verso di levar dal capo a un vecchio gondoliere ch'io fossi tedesco, austriaco. Ero nato, sì, nell'Argentina ma da genitori italiani. La mia vera, diciamo così " estraneità " era ben altra e la conoscevo io solo: non ero più niente io; nessuno stato civile mi registrava, tranne quello di Miragno, ma come morto, con l'altro nome.

...

E questo sentimento della vita per il signor Anselmo era appunto come un lanternino che ciascuno di noi porta in sé acceso; un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che projetta tutt'intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l'ombra nera, l'ombra paurosa che non esisterebbe, se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo pur troppo creder vera, fintanto ch'esso si mantiene vivo in noi. Spento alla fine a un soffio, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dell'Essere, che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione?

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  • OMBRA

- Nessuno. Siamo io e l'ombra mia, su la terra. Me la son portata a spasso, quest'ombra, di qua e di là continuamente, e non mi son mai fermato tanto, finora, in un luogo, da potervi contrarre un'amicizia duratura.

....

...un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che projetta tutt'intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l'ombra nera, l'ombra paurosa che non esisterebbe, se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo pur troppo creder vera, fintanto ch'esso si mantiene vivo in noi.

...

E che uomo dunque? Un'ombra d'uomo! E che vita? Finché m'ero contentato di star chiuso in me e di veder vivere gli altri, sì, avevo potuto bene o male salvar l'illusione ch'io stessi vivendo un'altra vita; ma ora che a questa m'ero accostato fino a cogliere un bacio da due care labbra, ecco, mi toccava a ritrarmene inorridito, come se avessi baciato Adriana con le labbra d'un morto, d'un morto che non poteva rivivere per lei!

...

 

Che ero andato a far lì? Mi guardai attorno; poi gli occhi mi s'affisarono su l'ombra del mio corpo, e rimasi un tratto a contemplarla; infine alzai un piede rabbiosamente su essa. Ma io no, io non potevo calpestarla, l'ombra mia.

Chi era più ombra di noi due? io o lei?

Due ombre!

Là, là per terra; e ciascuno poteva passarci sopra: schiacciarmi la testa, schiacciarmi il cuore: e io, zitto; l'ombra, zitta.

L'ombra d'un morto: ecco la mia vita...

...

Bravo! Non ci sarebbe mancato altro! Aver da fare con la questura, adesso! comparire il giorno dopo nella cronaca dei giornali come un quasi eroe, io che me ne dovevo star zitto, in ombra, ignorato da tutti...

 

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