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Padre Felice Prinetti

SERVO DI DIO

(1842-1916)

 

Nacque a Voghera il 14 maggio 1842, terzo di sei figli, da Francesco e Serafina Pedevilia.

Da uomo d'armi

Due suoi fratelli divennero sacerdoti, ed egli intraprese la carriera militare giungendo fino al grado di capitano. Ma nel suo animo buono covava il germe nascosto della vocazione all'apostolato; e quando fu richiesto, nel 1873, di recarsi in Birmania per scopi militari, su richiesta dell'Imperatore di quello Stato, rispose che vi sarebbe andato, ma come sacerdote missionario. Aveva allora 31 anni.

A uomo di Dio

Congedatosi dall'esercito, nel giro di un mese entrò fra gli Oblati di Maria Vergine ed iniziò il noviziato il 1 gennaio 1874. Il suo Maestro di noviziato, P. Carlo Pacchiotti, era un ex missionario che aveva subito prigioni e torture, e quindi la formazione religiosa del Prinetti si rassodò nel campo missionario.

Il 6 gennaio 1875 fece la professione religiosa, e cominciò il corso di studi sacri per il sacerdozio, che furono affrettati perché di altri studi ne aveva già fatti tanti.

Diviene sacerdote oblato nel 1876

Dopo circa due anni, il 23 dicembre 1876, divenne sacerdote: una data indimenticabile che lo legava oltre che a Gesù Bambino e alla Madonna, a s. Giuseppe per la cui intercessione ritenne sempre di aver ottenuto il sacerdozio. Per cinque anni rimase con gli studenti a Nizza Marittima, insegnando loro materie scientifiche; poi fu trasferito a Pinerolo nell'Ospizio di s. Giuseppe.

Giunge in Sardegna come segretario di mons. Berchialla

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Ma nel 1881 un suo maestro e amico carissimo, P. Vincenzo Gregorio Berchialla, venne eletto arcivescovo di Cagliari, e richiese come Segretario il Prinetti. I superiori non avrebbero voluto cederlo, ma per volontà del papa Leone XIII, parti col Berchialla.

Il giorno dell'Immacolata 1881 ingresso solenne.

Quella carica di spiritualità e di energie che avrebbe portato nelle missioni da lui sognate all'inizio della sua vocazione, ebbe modo di riversarle su Cagliari dove lo aveva condotto la mano del Signore.

Confessore e guida spirituale

I suoi doveri nella Curia arcivescovile non gli impedirono di esercitare intensamente il suo ministero sacerdotale delle confessioni e direzione di anime, che gli avvicinò persone generose in cerca di Dio. La prima fu Eugenia Montixi, una giovane vedova sui venticinque anni che aveva perduto da poco il marito ed un figlio. Fin da ragazza avrebbe voluto consacrarsi a Dio, e adesso era maturato in lei un intimo senso di maternità spirituale.

Attorno a Eugenia Montixi si forma un piccolo gruppo di anime consacrate

Insieme a cinque altre sue amiche si offrirono al Prinetti per formare un piccolo gruppo di anime consacrate sotto la protezione di S. Giuseppe. L'arcivescovo Berchialla da parte sua approvò l'iniziativa: Il Prinetti viveva a fianco dell'arcivescovo come segretario, ma i mille problemi dell'Archidiocesi lo buttarono presto in un mare di impegni, uno più grave dell'altro. Primo di tutti la vita del Seminario di cui dovette prendere la direzione e le tante responsabilità economiche. Fra queste la mancanza di personale, perché proprio in quel frangente vennero richiamate a Torino le suore cottolenghine che prestavano servizio in cucina e guardaroba. Il Prinetti dovette urgentemente provvedere chiamando a quel servizio quel gruppetto di anime che dirigeva nello spirito: la Montixi e le altre cinque giovani. Era il 1888.

Genoni diviene il loro rifugio

L'anno seguente, 1889, la Provvidenza divina portò impensatamente il Prinetti all'acquisto di un bene stabile a Genoni (NU) per quelle "Suore come venivano considerate; e quando, sei anni dopo, nel 1894, vennero espulse dal seminario a seguito di situazioni dolorose createsi a Cagliari contro il Prinetti, poterono annidarsi a Genoni e svilupparsi in vero Istituto di Suore, legittimato dalla Chiesa.

Il 13 ottobre 1892 moriva improvvisamente l'arcivescovo Berchialla, ed il Prinetti dovette rimanere a Cagliari ancora per un anno, per sbrigare le cose rimaste in pendenza: un periodo penoso.

Rientra in Piemonte e poi viene inviato a Pisa

Rientrato in Piemonte, ebbe incarichi di direzione nel Collegio apostolico di Giaveno, e poi nella parrocchia di s. Francesco a Torino, e finalmente, assai più impegnativa, la Parrocchia di s. Jacopo a Pisa, allora vera terra di missione, che riuscì a trasformare in oasi di fede.

Da lontano dirige con lettere e visite le suore da lui fondate

In mezzo a tutta questa attività continuò a dirigere spiritualmente le anime, e coltivare le sue Suore di s. Giuseppe a Genoni con frequenti lettere e visite prolungate col benestare dei suoi superiori.

Con la sua saggia direzione le guidò nei loro problemi economici, e trasfuse in esse la spiritualità della sua anima, che era poi quella dell'Istituto degli Oblati di cui era membro qualificato; spirito di preghiera, di sacrificio e di lavoro; spirito di armonia e comunione fraterna; spirito di attività missionaria e di apostolato. Tanto che poi si sono potute prodigare nelle opere più disparate in Sardegna e all'estero.

E anche il desiderio del Prinetti di andare missionaria in Birmania, pare che il Signore lo stia realizzando attraverso le sue "Figlie di s. Giuseppe" con alcune case che queste religiose hanno già in India.

Muore santamente il 5 maggio 1916

Il P. Felice Prinetti si spense il 5 maggio 1916. Don Orione in una conferenza disse: "E morto un santo'! E' in corso la sua Causa di beatificazione.

 

Cf. P. Fortunato Ciomei, I Santi della Sardegna, pp. 96-98,ed. Poddighe, Sassari 1998

 Bibliografia 

G. M. Cossu, Il Servo di Dio Padre Felice Prinetti, Quartu S. Elena 1988; Linee essenziali del 'Carisma' delle Figlie di s. Giuseppe di Genoni (senza data né luogo).

         Tonino Cabizzosu, Contemplazione ed azione in Felice Prinetti, Catanzaro 1997.

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Ignazio Serra

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