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Nel 1781 come primo nuovo vescovo di Nuoro
la Santa Sede inviò Mons. Giovanni Antioco Serra Urru di Genoni
Nei primi tre mesi si adoperò nella scelta dei collaboratori I primi mesi del suo episcopato furono occupati nella scelta di sacerdoti capaci di prestargli la necessaria collaborazione per attuare le numerose disposizioni contenute nella Bolla di erezione della diocesi. Il 14 agosto 1871 fu già in grado di erigere il nuovo Capitolo Cattedrale, chiamandone a fame parte sacerdoti di grande valore, quali: il Teologo Nicolò Angioi, fratello del famoso tribuno sardo Giovanni Maria; il Teologo Giovanni Battista Serra di Neoneli; il Teologo Michele Piras; Don Felice Satta Cardona di Bitti; il Teologo Antonio Soro di Nuoro; il Cav. Francesco Giuseppe Satta di Mamoiada. Dopo due anni furono aggiunti altri tre canonicati, fondati rispettivamente dal Rettore di Orosei Giovanni Marteddu, dal Rettore di Dorgali Giovanni Maria Cadoni e dal Sac. di Orosei Gaspare Loddo Guiso, che furono esentati dall'intervenire al coro e dall'obbligo di risiedere a Nuoro, cosa che invece, avrebbero dovuto fare i loro successori. e quindi all'organizzazione delle strutture essenziali per la pastorale Assicuratasi la collaborazione di questi sacerdoti, Mons. Serra Urru passò all'organizzazione delle strutture essenziali per un regolare svolgimento dell'attività pastorale in diocesi. L'antica pievania di S. Maria Maggiore, eretta in chiesa cattedrale, dietro suo interessamento e con l'aiuto di Vittorio Amedeo III che inviò a Nuoro l'architetto Viana, fu radicalmente restaurata e arricchita degli arredi sacri e dei paramenti già di proprietà delle chiese dei PP. Gesuiti del Collegio di Oliena e di San Michele di Cagliari. A capo della curia vescovile nominò l'arciprete Angioi. Ebbe a cuore il Seminario Ma al centro delle sue sollecitudini pose il Seminario, che ebbe la sua sede nel modesto edificio che era stato costruito dal gesuita P. Battista Vassallo per casa d'esercizi, e che si apri con quattro seminaristi. E dopo quasi un anno iniziò la visita pastorale della diocesi
Inoltre promosse il miglioramento delle condizioni economiche Il nuovo vescovo avvertì anche il dovere di fare quanto era nelle sue possibilità per migliorare le condizioni economiche della sua gente, per la maggior parte composta di agricoltori e di pastori. Con circolari al clero e con iniziative che ci lasciano sorpresi e ammirati per la loro originalità, insegnò e promosse la coltivazione della vite con criteri razionali, incrementò l'innesto degli olivastri, raccomandò la coltura degli agrumi e l'apicoltura, e suggerì i modi per il dissodamento delle terre incolte. Ma dopo solo quattro anni si ammalò e nel 1786 morì piamente Sul finire del 1784 si accingeva ad intraprendere la Seconda Visita Pastorale, quando fu colpito da una grave malattia che lo costrinse all'inazione. Nella speranza di potersi riprendere, si recò ad Oristano, da dove continuò a reggere la diocesi con frequenti circolari, ma non gli fu possibile ritornare a Nuoro perché la morte lo colse "bien resignado y dando muestras de su felicidad" (com'è scritto nell'atto di morte) l'8 febbraio 1786, all'età di 56 anni.
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