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Mons. Giovanni Antioco Serra Urru

 

Nel 1781 come primo nuovo vescovo di Nuoro

All'atto della promulgazione della Bolla "Eam inter caeteras" (12 dic. 1779) non era stato nominato il vescovo per la nuova diocesi per cui questa continuò ad essere governata dal nuovo arcivescovo di Cagliari Mons. Vittorio Filippo Melano (1778-1798). La scelta del vescovo di Galtellì-Nuoro non si presentava facile, non tanto per la persona, cui affidare l'alto incarico, quanto per le difficoltà di costituire una Mensa vescovile che assicurasse al vescovo un decoroso sostentamento. L'ex pievano di Nuoro, Salvatore Roig, nominato nel frattempo Decano del Capitolo di Sassari, e il Can. Diego Gregorio Cadello, che morì cardinale, arcivescovo di Cagliari, furono le due persone delle quali si parlò a lungo come possibili candidati alla sede Galtellì-Nuoro;

la Santa Sede inviò Mons. Giovanni Antioco Serra Urru di Genoni

ma, da ultimo, la scelta cadde su Mons. GIOVANNI ANTIOCO SERRA URRU, nativo di Genoni, che era stato penitenziere, teologo, arciprete del Capitolo della chiesa metropolitana di Oristano, e più volte vicario generale e capitolare dell'archidiocesi. Preconizzato vescovo di Galtellì-Nuoro nel concistoro del 18 settembre 1780, fu consacrato il 14 gennaio 1781 e fece il suo ingresso a Nuoro il 19 maggio dello stesso anno. Uomo di grande cultura, ma soprattutto di una profonda esperienza pastorale, al suo arrivo in sede si trovò a dover affrontare il grave compito di organizzare ex novo la nuova diocesi, priva di un suo pastore da circa tre secoli.

 

Nei primi tre mesi si adoperò nella scelta dei collaboratori

I primi mesi del suo episcopato furono occupati nella scelta di sacerdoti capaci di prestargli la necessaria collaborazione per attuare le numerose disposizioni contenute nella Bolla di erezione della diocesi. Il 14 agosto 1871 fu già in grado di erigere il nuovo Capitolo Cattedrale, chiamandone a fame parte sacerdoti di grande valore, quali: il Teologo Nicolò Angioi, fratello del famoso tribuno sardo Giovanni Maria; il Teologo Giovanni Battista Serra di Neoneli; il Teologo Michele Piras; Don Felice Satta Cardona di Bitti; il Teologo Antonio Soro di Nuoro; il Cav. Francesco Giuseppe Satta di Mamoiada. Dopo due anni furono aggiunti altri tre canonicati, fondati rispettivamente dal Rettore di Orosei Giovanni Marteddu, dal Rettore di Dorgali Giovanni Maria Cadoni e dal Sac. di Orosei Gaspare Loddo Guiso, che furono esentati dall'intervenire al coro e dall'obbligo di risiedere a Nuoro, cosa che invece, avrebbero dovuto fare i loro successori.

e quindi all'organizzazione delle strutture essenziali per la pastorale

Assicuratasi la collaborazione di questi sacerdoti, Mons. Serra Urru passò all'organizzazione delle strutture essenziali per un regolare svolgimento dell'attività pastorale in diocesi. L'antica pievania di S. Maria Maggiore, eretta in chiesa cattedrale, dietro suo interessamento e con l'aiuto di Vittorio Amedeo III che inviò a Nuoro l'architetto Viana, fu radicalmente restaurata e arricchita degli arredi sacri e dei paramenti già di proprietà delle chiese dei PP. Gesuiti del Collegio di Oliena e di San Michele di Cagliari. A capo della curia vescovile nominò l'arciprete Angioi.

Ebbe a cuore il Seminario

Ma al centro delle sue sollecitudini pose il Seminario, che ebbe la sua sede nel modesto edificio che era stato costruito dal gesuita P. Battista Vassallo per casa d'esercizi, e che si apri con quattro seminaristi.

E dopo quasi un anno iniziò la visita pastorale della diocesi

Il 5 aprile 1782 diede inizio alla sua Prima Visita Pastorale, che lo portò in ogni angolo della diocesi, composta di 21 parrocchie, di 25852 anime, alla cui cura attendevano 93 sacerdoti esclusi quelli presenti a Nuoro che erano circa una ventina. Nel corso di questa visita poté rendersi conto della reale situazione della diocesi e raccolse una serie di dati e di notizie che successivamente trasmise alle Santa Sede, con una relazione che porta la data del 7 luglio 1784, e alla quale fu risposto con una lettera nella quale furono espresse le più ampie lodi per gli ottimi risultati conseguiti. L'instancabile e sapiente attività di Mons. Serra Urru ebbe come immediata conseguenza un rifiorire della pietà tra il popolo e della disciplina tra il clero. Durante la S. Visita affrontò anche il problema della riorganizzazione dei Monti granatici e nummarii, esistenti in quasi tutte le parrocchie, e in particolare dell'Ospedale di S. Antonio di Orosei che dipendeva dall'autorità ecclesiastica e per il cui retto funzionamento diede sapienti istruzioni. La sua opera non si fermò al solo campo spirituale.

Inoltre promosse il miglioramento delle condizioni economiche

Il nuovo vescovo avvertì anche il dovere di fare quanto era nelle sue possibilità per migliorare le condizioni economiche della sua gente, per la maggior parte composta di agricoltori e di pastori. Con circolari al clero e con iniziative che ci lasciano sorpresi e ammirati per la loro originalità, insegnò e promosse la coltivazione della vite con criteri razionali, incrementò l'innesto degli olivastri, raccomandò la coltura degli agrumi e l'apicoltura, e suggerì i modi per il dissodamento delle terre incolte.

Ma dopo solo quattro anni si ammalò e nel 1786 morì piamente

Sul finire del 1784 si accingeva ad intraprendere la Seconda Visita Pastorale, quando fu colpito da una grave malattia che lo costrinse all'inazione. Nella speranza di potersi riprendere, si recò ad Oristano, da dove continuò a reggere la diocesi con frequenti circolari, ma non gli fu possibile ritornare a Nuoro perché la morte lo colse "bien resignado y dando muestras de su felicidad" (com'è scritto nell'atto di morte) l'8 febbraio 1786, all'età di 56 anni.

 

 Serra Ignazio

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