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Padre Raffaele Melis

SERVO DI DIO

Padre Raffaele Melis OMV

 

Nella celebrazione vespertina del 13 agosto 1998, la comunità parrocchiale di Genoni ha ricordato uno dei suoi figli più cari e illustri per santità di Vita: il servo di Dio padre Raffaele Melis (1886-1943). Lo si potrebbe definire giustamente il buon samaritano che nell'atto di soccorrere i feriti cade vittima d'amore. Infatti, mentre amministrava il sacramento dell'unzione degli infermi ai feriti del bombardamento avvenuto in Roma lungo la via Casilina, a pochi passi dalla Parrocchia di Sant'Elena in Roma.

 

Genoni: panorama

 

Omelia tenuta a Genoni in occasione del 55° anniversario della sua morte

 Carissimi Genonesi, mentre ringrazio don Giovanni Marras per l'invito di stasera, saluto i confratelli sacerdoti presenti a questa concelebrazione nella quale ricordiamo il nostro caro e amato compaesano Padre Raffaele Melis nato in questa terra nel 1886 e avviato alla vita religiosa dal servo di Dio Padre Felice Prinetti.

 Saluto pure quanti ci stanno ascoltando da casa e chi si fosse sintonizzato casualmente su questa frequenza radio.

 Sono trascorsi 55 anni da quel 13 agosto 1943 che vide il nostro Padre Raffaele proiettato nell'eternità. Il suo esempio ha colpito e continua a colpire tutt'oggi. E noi, qui in questa chiesa, culla della sua fede, che lo vide più volte spezzare il pane della Parola e dell'Eucarestia, desideriamo ricordare quel giorno di "lutto e gloria" come ebbe a definirlo il Santo Padre Pio XII nel telegramma di condoglianze inviato alla Congregazione degli OMV.

 Giorno di lutto

Perché una comunità religiosa perse un membro santo;

una parrocchia (sant'Elena in Roma), una valida guida;

la Chiesa, un carissimo figlio sacerdote;

ma pure, giustamente,

Giorno di Gloria,

in quanto dinanzi a cosi tanta ferocia dell'uomo nei confronti dell'uomo, rifulge l'esempio di chi, sprezzante del pericolo, da la sua vita per chi soffre e muore, a imitazione del buon pastore che offre la sua vita per le pecorelle che ha ricevuto. E' più che giusto, allora, dar gloria a Dio nel ricordare questo religioso, affinché la sua testimonianza eroica continui ad essere custodita, tramandata e imitata nella Chiesa di Dio.

Quel 13 agosto 1943 Padre Melis non si trovò presso i feriti per caso, era nel suo stile sacerdotale di parroco prendersi cura di tutti e ancor più in questi frangenti così tristi e dolorosi.

Già nella precedente incursione del 19 luglio 1943, che vide Roma bombardata, lo ritroviamo tra i feriti, tutto dedito ad assisterli e a confortarli nel momento finale della loro vita. I suoi confratelli annotarono che quella prima sera rientrò tardi, dopo le 21.

Potremo domandarci se il nostro compaesano fosse cosciente dei pericoli reali ai quali si esponeva. Credo di si. Probabilmente provava una certa paura: questo è umano, anzi direi anche cristiano.

Pure lui ha provato angoscia e paura, prima di bere il calice. Tuttavia egli si sentiva di compiere questo passo, questa immolazione. Scriveva nel suo programma d'azione alla comunità, come cadere sotto i bombardamenti sarebbe stato: "la morte più bella che ci potrebbe toccare"; e più in la annottava ancora: "Sarebbe la via diritta al Paradiso".

 Ecco che allora Padre Raffaele si staglia ai nostri occhi in tutta la sua grandezza. Come non ammirare questo suo tuffarsi là dove l'uomo geme, là dove l'immagine di Dio viene ferita e annientata. Sì c'è bisogno di curarne le ferite, ma ancor di più occorre una presenza che risani altre ferite attraverso la medicina dei sacramenti e della carità.

C'è bisogno di un buon samaritano che accorra, si chini, curi le piaghe del peccato e doni la gioia di accompagnare questi agonizzanti la dove è pace e gioia nello Spirito Santo. Padre Melis è stato questo buon samaritano. Egli si è fatto buon pastore perché nessuna pecora si perda.  "Intendo offrire tutto me stesso, anche la mia vita, se occorre".

Questo scriveva con l'inchiostro qualche anno prima, questo scrisse col sangue quel 13 agosto 1943 in Roma. Questa fu la volontà di Dio per lui.

Padre Melis ci appare, pertanto, come un esempio vivo ed efficace del seme che muore per fruttificare. Davvero il Signore, in ogni tempo, non lascia mai mancare uomini e donne che nei momenti tragici e bui manifestino quanto l'amore è più forte dell'odio, il bene del male, la vita della morte.

Sono i tanti martiri generosi che sanno dire di SI e bevono il calice del dono supremo di se stessi. La vita del Padre Raffaele non ci appare costellata da eventi grandiosi o eclatanti: niente miracoli e neppure rivelazioni particolari.

 Egli fu un sacerdote che s'impegnò a praticare quanto insegnava. Quanti lo hanno conosciuto dicono di lui che fosse la coerenza tra l'ideale e la vita. E' stato un uomo di Dio.

Qui sta tutto il segreto e la grandezza del nostro Padre Raffaele Melis. Aveva appreso l'arte di non prescindere mai da Dio, viveva tutta la sua esistenza in questo continuo riferimento a Lui come il tralcio alla vite. La sua grandezza perciò fu interiore, spirituale: nei suoi 33 anni di vita sacerdotale, visse in Dio e donò Dio a chi lo cercava.

CHE GIOVAMENTO TRARNE PER LA NOSTRA VITA?

Il valore dell'esempio

Senza padre Felice Prinetti non ci sarebbe un padre Raffaele Melis. Fu lui a dirgli: "di te faremo un oblato"; fu sempre lui a sostenerlo e ad aiutarlo come un padre in seguito. Il valore dell'esempio, della testimonianza della vita cristiana. Penso al ruolo importante di tutti i sacerdoti, religiosi e religiose, come pure a quello dei genitori. Occorre saper coniugare continuamente la fede con la vita e la vita con la fede.

Essere cristiani che parlano anzitutto con la vita.

Attenzione ai bombardamenti

 E' vero che non c'è alcuna guerra alle porte. Però ogni giorni noi siamo raggiunti da un'infinità di messaggi e immagini,

che hanno il potere di scavare in noi e di distruggere a poco a poco il dono della fede, intaccandone i valori, per cui la nostra mentalità cessa di essere cristiana e diviene a poco a poco, anche senza accorgercene, pagana: non si pensa come Dio ma alla maniera degli uomini.

Si ha come una sorta di anacquamento della fede, la fede perde spessore, il sale diventa scipito. Tutto diviene lecito. Il bene e il male si stabiliscono a maggioranza, o secondo la moda del momento. Occorre prestare attenzioni a questi falsi messaggi, è necessario nutrirsi della Bella e Buona Notizia, del Vangelo, perché sia luce ai nostri passi e tutta la nostra vita ne sia plasmata. Evangelizzati per evangelizzare. Chi medita il Vangelo apprende a pensare alla maniera di Dio. E la sua vita ne diviene uno specchio fedele.

Infine concludo con una domanda che vuol essere provocatoria:

 A che ci giova far memoria di questi uomini di Dio se non c'impegniamo ad esserlo anche noi e con tutto il cuore?

don Ignazio Serra

 

 Serra don Ignazio

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