Ozieri Cattedrale

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Il polittico

 

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Il polittico della Madonna di Ozieri (XVI sec.)

 

Il Polittico del maestro di Ozieri 1591-1592

Fra i tanti capitoli della storia ozierese di S. Maria, un posto importante occupa l'acquisizione di quel oro pittorico che è noto come il Polittico del maestro di Ozieri, esistente fin dalla fine del Cinquecento nell'antica chiesa della Madonna di Loreto. Col concorso anche finanziario del Municipio, il capitolo Cattedrale provvide a farlo trasportare nell'aula capitolare della Cattedrale verso il 1870. Ed è proprio questo gruppo di pitture l'opera più Importante e preziosa del patrimonio artistico della Chiesa, opera dovuta a quel "Mastru Andria Sanna de Othieri, pintore", che l'avrebbe eseguita nel 1591-92, anche se una tale datazione non è da tutti accettata in base a considerazioni stilistiche che porterebbero a datare l'opera alla prima metà del secolo XVI.

Sette tavole

Il polittico è formato da sette tavole. Delle tre che formano la "predella", quella centrale rappresenta la scena dell'Ecce Homo, resa con tratti di viva drammaticità, mentre nelle due laterali vengono raffigurati due personaggi per ciascuna: forse dottori della Chiesa, o giudici di un Tribunale creato per provare l'autenticità o meno delle traslazione della Santa Casa, dato che in entrambe le tavole tra i due personaggi è raffigurato il tempio di Loreto. Le tre tavole costituenti la parte centrale del polittico recano lateralmente le due scene della Annunciazione e della Visita della Madonna a Santa Elisabetta. Ben lontane dalla solennità di certe rappresentazioni dell'epoca, le due scene ci mostrano donne del popolo, senza ammanti principeschi, ma con le vesti e gli oggetti della vita quotidiana, anche se appare qualche tentativo di virtuosismo in architetture sullo sfondo. La tavola centrale, la più importante, raffigura l'episodio della traslazione della santa casa. Sul tempio lauretano è assisa la Vergine col Bambino in braccio, mentre quattro angeli stendono su di lei un manto.

Le sei tavole del primo e del secondo ordine sono infine sovrastate dalla scena della Crocifissione, che si ricollega a quella dell'Ecce Homo. La scena è resa con toni fortemente drammatici, sia per gli atteggiamenti della Madonna adorante e di San Giovanni piangente, sia per la rappresentazione del Cristo in croce, che ricalca in qualche modo il Crocifisso detto "di Nicodemo", esistente nella chiesa di San Francesco in Oristano.

Opera di notevole pregio, il Polittico del Maestro di Ozieri presenta, nella "predella" di base, alcune anomalie che gli "esperti" credono di poter attribuire al fatto che tale parte sarebbe stata affidata dal "maestro" a suoi allievi per il completamente. In questa interpretazione non si è affatto tenuto conto dei gravi danni apportati dall'umidità alla parte inferiore del "retablo": danni che in un primo momento si pensò di riparare ad opera di qualche importante pittore di fama mandando i dipinti a Firenze. In seguito, per ragioni finanziarie, si decise di affidarne il restauro al pittore ozierese Salvatore Ghisaura, che vediamo anche autore sia della copia del polittico oggi nella chiesa di Loreto, o di "Su Redu", sia di altri quadri, come quelli delle "Anime del Purgatorio", e di "San Michele", esistenti nella stessa chiesa di S. Maria. I lavori di restauro vennero eseguiti dal Ghisaura poco dopo che questi aveva firmato il relativo contratto, il 23 marzo 1870. Nonostante tali difetti, dovuti a "rifacimenti" del Ghisaura e non agli allievi del "Maestro di Ozieri", crediamo si possa condividere il giudizio che di quest'opera dava Sabino Jusco, il quale ne definiva l'autore "un maestro degno di condividere con Pietro e Michelangelo Cavaro un primato che le opere a noi pervenute largamente giustificano".

   

quadri

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Aggiornato il 09-03-99.