Marziale


Saggi di analisi


Pagina in continuo aggiornamento a cura di:
Marco Molinelli
Docente di Latino e Greco
Liceo Classico Statale "G.B.Morgagni" Forlì

Sommario:
Vita    Struttura dell'epigramma   Epigrammi: II, 38     II,79 III, 8  III, 26   IV 24   IV, 65  V, 43  V, 47 VIII, 74
                                                                   XI, 64   XII, 22  XII,88
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Marziale    La vita                                                                                                 Torna al sommario

Nacque nella Spagna Tarragonese a Bilbilis intorno al 40 d.C. Dopo essere stato educato in patria, giunse a Roma nel 64. Fino a quando non uscirono di scena in seguito alla congiura dei Pisoni, godette dell'appoggio e dell'amicizia di due importanti suoi compatrioti: il filosofo Seneca e di suo nipote,  il poeta epico Lucano.
Si dedicò all'attività forense, sperando di trarre rapidi e consistenti vantaggi economici da essa. Le cose, però, andarono in ben altro modo, e Marziale si ritrovò a percorrere la difficile strada del cliens, il cliente. I suoi patroni furono certo poco munifici: Marziale, a corto di soldi, visse a lungo in una brutta e alta dimora, alla quale, come ci informa lo stesso poeta, si accedeva dopo tre dure rampe di scale.
L'attività poetica gli consentì, comunque, sotto Tito (80 d.C.) di ottenere da parte dell'imperatore il titolo onorario di tribuno militare, il rango equestre e benefici economici di varia natura, in cambio di una raccolta di epigrammi (il Liber de spectaculis) volta a celebrare l'inaugurazione in quell'anno dell'Anfiteatro Flavio, il cosiddetto Colosseo.
Ma il vero successo letterario venne a Marziale solo dopo l'84-85 con la pubblicazione ininterrotta dei suoi epigrammi: essa durò fino al 98, quando, sotto l'imperatore Neva, lasciò Roma per ritornare in patria (le spese del viaggio furono pagate da un importante uomo di cultura del tempo, Plinio il Giovane).
In Spagna, nella sua Bilbilis, si godette un podere donatogli da una devota ammiratrice, Marcella. Marziale si attendeva di trovare al suo ritorno il mondo e gli amici della giovinezza, ma, senza più questi, e dopo anni trascorsi nella turbolenta, ma vivace vita della Capitale, Bilbilis e il suo meschino ambiente di provincia finirono ben presto per stancarlo.
Pubblicò nel 101 il suo ultimo libro di epigrammi, continuò a rimpiangere Roma, morì probabilmente nel 104.



Marziale   La struttura dell'epigramma                                                                      Torna al sommario

Il discorso che segue investe in modo particolare gli epigrammi di Marziale destinati alla satira sociale. In essi confluiscono, dando vita ad un tipo di composizione originalissima ed insuperata, apporti della precedente tradizione epigrammatica: di quella ellenistica per quanto riguarda l'arguzia e la fine ironia che li pervade, di quella latiba repubblicana (Catullo) per la loro aggressiva vivacità, di quella latina imperiale (Lucillio, epigrammatista dell'età di Nerone) per la rappresentazione comica di difetti fisici, di tipio e caratteri sociali (cfr. M.Citroni, "Marziale", Dizionario degli scrittori greci e latini, vol. II, Marzorati, Settimo Milanese, 1987,  p.1305).

In questo tipo di epigramma è possibile, schematizzando, enucleare le seguenti caratteristiche:

a) il poeta spesso si rivolge alla vittima dell'epigramma (di regola persona fittizia o comunque non individuabile) o a una terza persona (che può essere reale o fittizia) cui addita la figura o il comportamentodel personaggio colpito (Citroni, op.cit., p.1305);

b) l'epigramma è solitamente breve (molto raramente di un solo verso, solitamente da 2 a 10 versi, ma vi sono anche numerosi epigrammi di più di 20 versi, fino ad un massimo di 51 versi) (Citroni, op.cit., p.1305);

c) compaiono quasi sempre apostrofi, interrogazioni, movimenti di dialogo che devono dare l'impressione di un intervento diretto del  poeta in una cerat situazione, davanti a un interlocutore (Citroni, op.cit., p.1305);

d) la sinteticità caratterizza la delineazione della situazione o del tipo. Altre volte ci sono quadri più ampi, di notevole impegno e complessità, in cui Marziale dà prova di grandi capacità di rappresentazione realistica (Citroni, op.cit., p.1305);

e) Marziale ottiene effetti particolarmente felici nel finale dell'epigramma, che a volte riassume i termini di una situazione in una formulazione estremamente incisiva e pregnante, altre volte li porta a una comica iperbole, altre volte li costrinfe a un esito assurdo o a un paradosso, altre volte li pone all'improvviso sotto una luce diversa e rivelatrice (è l'effetto di sorpresa o aèprosdo@khton, per cui Marziale è particolrmente celebre) (Citroni, op.cit., pp.1305-1306).

Tali caratteristiche compaiono in epigrammi dalla diversa strutturazione. Uno studioso tedesco delle forme letterarier, il Lessing, due secoli orsono, individuò come schema-tipo dell'epigramma di Marziale e, più in generale, del genere epigrammatico, lo schema bipartito "ATTESA" / "SPIEGAZIONE CONCLUSIVA". Nella prima parte il poeta, attraverso la rappresentazione di una situazione o la descrizione di un personaggio crea nel lettore un'aspettativa, la quale viene soddisfatta dalla battuta conclusiva, tanto più efficace quanto più lontana dalla previsione del lettore (effetto di sorpresa).
Si può senz'altro, a distanza di tantissimi anni, utilizzare ancora con profitto la distinzzione lessinghiana, a patto, però, di non farne un idolo critico-letterario. Infatti non si può negare la presenza per l'epigramma di Marziale di altre possibilità strutturali.

V'è, per esempio, uno schema bipartito impostato sulla sequenza:
 "ATTESA: QUESITO" / "SPIEGAZIONE CONCLUSIVA: RISPOSTA".
In esso la tensione di attesa è suscitata non già da una descrizione, bensì da un quesito, rispetto al quale la spiegazione finale costituisce risposta.

Spesso, però, la bipartizione lascia il posto allo schema tripartito nel quale la "spiegazione finale" costituisce la risposta ad un precedente quesito, scaturito a sua volta dalla descrizione contenuta nell'attesa:
 "ATTESA" /  "QUESITO" / "SPIEGAZIONE CONCLUSIVA: RISPOSTA".

Qualche volta la tripartizione fa seguire all'attesa descrittiva l'accettazione da parte del poeta dei concetti e delle situazioni in essa delineati, salvo poi revocare in dubbio tale accettazione, con la precisazione di nuovi, sorprendenti particolari:
 "ATTESA" /  "ACCETTAZIONE" / "REVOCA IN DUBBIO".
 

Ricapitolando, abbiamo definito le seguenti possibilità strutturali:

Schema A:
 "ATTESA" / "SPIEGAZIONE CONCLUSIVA"

Schema B:
"ATTESA: QUESITO" / "SPIEGAZIONE CONCLUSIVA: RISPOSTA"

Schema C:
 "ATTESA" /  "QUESITO" / "SPIEGAZIONE CONCLUSIVA: RISPOSTA"

Schema D:
 "ATTESA" /  "ACCETTAZIONE" / "REVOCA IN DUBBIO"
 



Marziale Epigramma II, 38
                                                                                                                                  Torna al sommario

Che cosa rende il podere di Marziale

Quid mihi reddat ager quaeris, Line, Nomentanus?
   Hoc mihi reddit ager: te, Line, non uideo.

Metro: distico elegiaco.

Commento:

Si parla di un podere in questo epigramma. E' il podere che Marziale possedeva a Nomentum, l'attuale  Mentana, situata a circa 20 chilometri da Roma. Non dovevano, certo, essere immense le proprietà di Marziale (aveva anche una casa sul colle Palatino e servi a sua disposizione), ma nemmeno tanto inconsistenti da giustificare le continue allusioni del poeta alla sua povertà. Alla base di esse c'è forse, come ad es. per Catullo (c.13), l'adesione compiaciuta ad un topos letterario piuttosto radicato, quello del poeta squattrinato.

L'epigramma è bipartito, secondo lo Schema B. L' "ATTESA: QUESITO" occupa il v. 1, la "SPIEGAZIONE CONCLUSIVA: RISPOSTA" il v. 2. Il bersaglio è Lino, un nome fittizio che ricorre in otto epigrammi di Marziale, ma che certo, a leggere la pointe di questo epigramma, era insopportabile solo a vedersi. Tutto il breve componimento è imperniato sull'uso duplice del verbo reddere che compare nei due versi (nelle forme di un poliptoto) sempre in riferimento al podere: infatti mentre Lino (un tipo troppo curioso della ricchezza altrui?) lo usa col valore tecnico di "rendere in termini di produzione; fruttare", Marziale, nella sua risposta, lo riprende e lo rilancia contro il suo interlocutore, usandolo in riferimento a qualcosa che nulla ha a che fare con le capacità produttive del campo: la lontananza da Lino.
 



Marziale Epigramma II, 79                                                                                      Torna al sommario

Un vero invito
 

Inuitas tunc me cum scis, Nasica, uocasse.
  Excusatum habeas me rogo: ceno domi.
 

Metro:  distico elegiaco.

Commento:



 

Marziale Epigramma III, 8                                                                                       Torna al sommario

Guercia lei, guercio lui

"Thaida Quintus amat." "Quam Thaida?" "Thaida luscam."
   Vnum oculum Thais non habet, ille duos.

Metro: distico elegiaco.

Commento:
 
 


Marziale Epigramma III, 26                                                                                    Torna al sommario

La moglie in comune

Praedia solus habes et solus, Candide, nummos,
   aurea solus habes, murrina solus habes,
Massica solus habes et Opimi Caecuba solus,
  et cor solus habes, solus et ingenium.
Omnia solus habes: nec me puta uelle negare!                  5
 Uxorem sed habes, Candide, cum populo.

Metro: distici elegiaci.

Commento:


Marziale Epigramma IV, 24                                                                                    Torna al sommario

Licoride porta scalogna alle amiche
 

Omnes quas habuit, Fabiane, Lycoris amicas
   extulit: uxori fiat amica meae.

Metro: distico elegiaco

Commento:

Licoride si è specializzata... nel partecipare al funerale delle sue amiche: che possa diventare amica di mia moglie allora!

Breve epigramma in cui non è difficile riconoscere la bipartizione dello schema A: "ATTESA" (vv.1-2)  / "SPIEGAZIONE CONCLUSIVA" (v.2). Non sfugga in sede di analisi stilistica il rilievo, ad apertura di componimento, di omnes (in forte iperbato rispetto al sostantivo di riferimento, collocato a fine verso): tutte le amiche, prorpio tutte, sembra dire Marziale, non sono sfuggite alla maledizione dell'amicizia di Licoride! Altrettanto importante mi sembra, ai fini stilistici, la collocazione in enjambement di extulit, che conferisce al verbo indicante l'eccezionale e strana prerogativa di Licoride grande rilievo.
 


Marziale Epigramma IV, 65                                                                                    Torna al sommario

Fileni piange da un solo occhio

Oculo Philaenis semper altero plorat.
  Quo fiat istud quaeritis modo? Lusca est.

Metro: distico elegiaco.
 

Commento:


Marziale Epigramma V, 43                                                                                     Torna al sommario
 

 I denti di Taide e Lecania

Thais habet nigros, niueos Laecania dentes.
  Quae ratio est? Emptos haec habet, illa suos.

Metro: distico elegiaco
 

Commento:

Svelato il mistero dei denti neri di Taide e di quelli invece  bianchi e splendenti di Lecania: la prima ha ancora i suoi, la seconda porta invece... la  dentiera.

Questo breve epigramma propone lo schema C. La  "SPIEGAZIONE CONCLUSIVA: RISPOSTA" (Emptos haec habet, illa suos: v.2) è, per così dire, preparata dal "QUESITO" (Quae ratio est?: v.2). Resta sempre al primo posto dello schema l' "ATTESA" descrittiva (l'intero v.1).
Nota il grande risalto (v.1) dato da marziale all'opposto colore delle dentature: nigros e niveos sono l'uno accanto all'altro, al di qua e al di là della cesura pentemimere. Forte è anche l'effetto oppositivo prodotto dal chiasmo al v. 2: Emptos (A) haec (B) habet, illa (B) suos (A). Marziale vuole sottolineare la distinzione tra il candore innaturale della dentiera di Lecania e il naturale grigiore dei dentii veri di Taide.
 
 
 



Marziale Epigramma V, 47                                                                                     Torna al sommario

Filone giura...

Numquam se cenasse domi Philo iurat, et hoc est:
  non cenat, quotiens nemo uocauit eum.

Metro: distico elegiaco
 

Commento:


Marziale Epigramma VIII, 74                                                                                 Torna al sommario

Da oculista a gladiatore

Oplomachus nunc es, fueras ophthalmicus ante.
  Fecisti medicus quod facis oplonachus.

Metro: distico elegiaco.
 

Commento:


Marziale Epigramma XI, 64                                                                                    Torna al sommario

Fausto scrive lettere d'amore, ma...

Nescio tam multis quid scribas, Fauste, puellis:
   hoc scio, quod scribit nulla puella tibi.

Metro: distico elegiaco
 

Commento:


Marziale Epigramma XII, 22                                                                                  Torna al sommario

Quanto è guercia Fileni?

Quam sit lusca Philaenis indecenter
vis dicam breviter tibi, Fabulle?
Esset caeca decentior Philaenis.

Metro: endecasillabi falecei.
 

Commento:
 



 

Marziale Epigramma XII, 88                                                                                 Torna al sommario

Il naso di Tongiliano

Tongilianus habet nasum: scio, non nego. Sed iam
  nil praeter nasum Tongilianus habet.
 

Metro: distico elegiaco.
 

Commento:

Ricorre lo schema D. L' "ATTESA" descrittiva estremamente sintetica (Tongilianus habet nasum: il primo emistichio dell'esametro davanti a cesura eftemimere nel v.1), il momentaneo spegnersi di essa con l'"ACCETTAZIONE" da parte del poeta della realtà appena descritta (scio, non nego: v.1), infine, con l'effetto di sorpresa, la "REVOCA IN DUBBIO" attraverso il modulo sintattico della proposizione coordinata avversativa, con la quale si porta però, nella chiusa incisiva dell'epigramma, il colpo decisivo (sed iam / nihil praeter Tongilianus habet: vv. 1-2).
Si noti come Marziale evidenzi la sua accettazione della communis opinio relativa a Tongiliano attraverso la ripetizione asindetica delle espressioni verbali scio, non nego (con ricorso nella seconda alla variatio e alla litote). tale ripetizione rende ancor più inattesa la precisazione del v.2: Tongiliano ha sì il naso, ma il naso ormai è l'unica cosa rimastagli. La raffinatezza di gusti, combinandosi alla povertà materiale, finisce così per diventare, da qualità distintiva che era, sciocca mania di un uomo che non vuole fare i conti con se stesso.
 



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Testo originale
Catullo. Saggi di analisi (altra mia pagina)
Il Bellum Poenicum di Nevio (altra mia pagina)

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