Prospetto dei metri

1) Distico elegiaco

Si tratta della più antica forma strofica della poesia classica. Consiste nella successione di due versi, denominati rispettivamente esametro e pentametro dattilico. Ecco il dettaglio dei due versi

Esametro dattilico.  Si tratta di un'esapodia dattilica catalettica in disillabo, ovvero della sequenza di sei metri dattilici (ognuno dei quali coincidente col piede denominato dattilo ( e formato dalla sequenza di una sillaba lunga e di due brevi), l'ultimo dei quali terminante con sole due sillabe, per la caduta della seconda sillaba breve del piede. Nella sesta sede o sesto piede o sesto metro non abbiamo mai quindi un dattilo puro, ma un trocheo (piede formato dalla successione di una sillaba lunga e di una sillaba breve) oppure, considerato che l'ultima sillaba di un verso può essere ancipite, ovvero sia breve che lunga, uno spondeo (piede composto dalla successione di due sillabe lunghe). Nelle prime cinque sedi, invece, ma assai raramente nella quinta, il dattilo, per il principio dell'isocronia ("uguaglianza dei tempi primi": 4 sia per il dattilo che per lo spondeo), può essere sostituito da uno spondeo.
Si può avere cesura (termina cioè la parola ma non il piede) dopo la sillaba accentata del terzo piede (cesura pentemimere) o dopo la prima breve del terzo piede (cesura trocaica) o, ancora, ma meno frequentemente, dopo la sillaba accentata del quarto piede (cesura eftemimere). Meno frequente è la cesura dopo la sillaba accentata in seconda sede (cesura tritemimere) Si ha dieresi (termina la parola e contemporaneamente termina il metro) in coincidenza della fine del quarto piede.
 

Eccone lo schema:

Sulla prima sillaba lunga di ognuno dei sei piedi noi collochiamo l'ictus o accento metrico, accentandone la vocale. Si tratta, la nostra, di una lettura parzialissima e compromissoria tra le esigenze della metrica latina quantitativa alle quali noi non siamo più in grado di fare fronte (il ritmo era dato dal susseguirsi di sillabe lunghe e brevi) e la nostra abitudine ad una metrica accentuativa, nella quale il ritmo è determinato dal succedersi di sillabe accentate (toniche) e non accentate (atone).
 

Pentametro dattilico. Non ci si lasci ingannare dal nome, conseguenza di un errore di interpretazione e analisi metrica del verso commesso in età alessandrina. Si tratta, in verità, dell'unione di due mezzi esametri dattilici, o meglio, della ripetizione del mezzo esametro determinato dalla cesura pentemimere maschile. Si avrà quindi la seguente successione: dattilo + dattilo + sillaba lunga (primo mezzo esametro) + dattilo + dattilo + sillaba lunga o breve (secondo mezzo esametro). Con la fine del primo mezzo esametro termina anche la parola. Nel primo mezzo esametro i due dattili possono essere sostituiti da spondei, nel secondo no. L'ictus cade sulla prima sillaba lunga del primo, del secondo, del terzo e del quarto dattilo, nonché sulla lunga terminante il primo emistichio e sulla sillaba ancipite con cui si chiude il secondo emistichio e con esso il verso.
 

Diamo qui un esempio di lettura di un distico elegiaco catulliano, con l'indicazione dell'accento metrico o ictus (') e con la denominazione del piede (D: dattilo; S: spondeo; T: trocheo, L: lunga finale del primo emistichio del pentametro; A: sillaba ancipite finale del secondo emistichio del pentametro; /: fine di piede o metro o sede; //: cesura o dieresi):

Iùcun/dùm//, mea /vìta//, mi/hì// pro/pònis a/mòrem     S+D+D+S+D+T   Cesura tritemimere, trocaica ed eftemimere
 hùnc no/strum ìnter/ nòs // pèrpetu/ùmque fo/rè.          S+S+L+D+D+A   Dieresi centrale del pentametro
 
 
 

2) Endecasillabo faleceo

 Chiamato anche falecio, dal nome del poeta alessandrino Fàleco, è il metro prevalente nella prima sezione del Liber di Catullo, quella delle nugae. Si adatta particolarmente a poesie brevi e di contenuto leggero. E' composto da 11 sillabe (è regolato dunque dal pricipio dell'isosillabismo, ovvero dalla costanza del numero delle sillabe: al primo piede (definito base) rappresentato per lo più da uno spondeo (due sillabe lunghe, sulla prima delle quali cade l'ictus o accento metrico), ma anche, più raramente da un trocheo (sillaba lunga + sillaba breve, con accento ritmico sulla lunga) o da un giambo (successione di una sillaba breve e di una sillaba lunga con accento ritmico su quest'ultima), seguono un dattilo (piede trisillabico composto dalla sequenza di una sillaba lunga e di due sillabe brevi; accento ritmico sulla lunga) ed una tripodia trocaica (successione di tre trochei). Le sillabe su cui cade l'accento ritmico sono pertanto fisse (proprio come nella metrica italiana), ovvero la prima, la terza, la sesta, l'ottava e la decima.
Si ha cesura (termina cioè la parola ma non il piede) dopo la sillaba accentata del primo trocheo (sesta sillaba). Si ha dieresi (coincidenza della fine della parola con la fine del metro) in coincidenza cioè della quinta sillaba, dove termina il dattilo.

Diamo qui un esempio di lettura di due endecasillabi falecei catulliani, con l'indicazione dell'accento metrico o ictus (') e con la denominazione del piede e l'indicazione del confine tra metri, nonché di cesure e dieresi (D: dattilo; S: spondeo; T: trocheo; G: giambo; /: fine di piede o metro o sede; //: cesura o dieresi):

Cùi do/nò lepi/dùm// no/vùm li/bèllum        S+D+T+T+T  Cesura dopo la lunga del primo trocheo
àri/dà modo// pùmi/ce èxpolì/tum?             T+D+T+T+T  Dieresi dopo la quinta sillaba