|
Prospetto dei metri
Si tratta della più antica forma strofica della poesia classica. Consiste nella successione di due versi, denominati rispettivamente esametro e pentametro dattilico. Ecco il dettaglio dei due versi
Esametro dattilico. Si tratta di un'esapodia
dattilica catalettica in disillabo, ovvero della sequenza di sei metri dattilici
(ognuno dei quali coincidente col piede denominato dattilo ( e formato dalla
sequenza di una sillaba lunga e di due brevi), l'ultimo dei quali terminante con
sole due sillabe, per la caduta della seconda sillaba breve del piede. Nella
sesta sede o sesto piede o sesto metro non abbiamo mai quindi un dattilo puro,
ma un trocheo (piede formato dalla successione di una sillaba lunga e di una
sillaba breve) oppure, considerato che l'ultima sillaba di un verso può essere
ancipite, ovvero sia breve che lunga, uno spondeo (piede composto dalla
successione di due sillabe lunghe). Nelle prime cinque sedi, invece, ma assai
raramente nella quinta, il dattilo, per il principio dell'isocronia
("uguaglianza dei tempi primi": 4 sia per il dattilo che per lo spondeo), può
essere sostituito da uno spondeo.
Si può avere cesura (termina cioè
la parola ma non il piede) dopo la sillaba accentata del terzo piede (cesura
pentemimere) o dopo la prima breve del terzo piede (cesura trocaica)
o, ancora, ma meno frequentemente, dopo la sillaba accentata del quarto piede
(cesura eftemimere). Meno frequente è la cesura dopo la sillaba accentata
in seconda sede (cesura tritemimere) Si ha dieresi (termina la
parola e contemporaneamente termina il metro) in coincidenza della fine del
quarto piede.
Eccone lo schema:
Sulla prima sillaba lunga di ognuno dei sei piedi noi collochiamo l'ictus o
accento metrico, accentandone la vocale. Si tratta, la nostra, di una lettura
parzialissima e compromissoria tra le esigenze della metrica latina quantitativa
alle quali noi non siamo più in grado di fare fronte (il ritmo era dato dal
susseguirsi di sillabe lunghe e brevi) e la nostra abitudine ad una metrica
accentuativa, nella quale il ritmo è determinato dal succedersi di sillabe
accentate (toniche) e non accentate (atone).
Pentametro dattilico. Non ci si lasci ingannare
dal nome, conseguenza di un errore di interpretazione e analisi metrica del
verso commesso in età alessandrina. Si tratta, in verità, dell'unione di due
mezzi esametri dattilici, o meglio, della ripetizione del mezzo esametro
determinato dalla cesura pentemimere maschile. Si avrà quindi la seguente
successione: dattilo + dattilo + sillaba lunga (primo mezzo esametro) + dattilo
+ dattilo + sillaba lunga o breve (secondo mezzo esametro). Con la fine del
primo mezzo esametro termina anche la parola. Nel primo mezzo esametro i due
dattili possono essere sostituiti da spondei, nel secondo no. L'ictus cade sulla
prima sillaba lunga del primo, del secondo, del terzo e del quarto dattilo,
nonché sulla lunga terminante il primo emistichio e sulla sillaba ancipite con
cui si chiude il secondo emistichio e con esso il verso.
Diamo qui un esempio di lettura di un distico elegiaco catulliano, con l'indicazione dell'accento metrico o ictus (') e con la denominazione del piede (D: dattilo; S: spondeo; T: trocheo, L: lunga finale del primo emistichio del pentametro; A: sillaba ancipite finale del secondo emistichio del pentametro; /: fine di piede o metro o sede; //: cesura o dieresi):
Iùcun/dùm//, mea /vìta//, mi/hì// pro/pònis
a/mòrem S+D+D+S+D+T
Cesura tritemimere, trocaica ed eftemimere
hùnc no/strum ìnter/
nòs // pèrpetu/ùmque
fo/rè. S+S+L+D+D+A Dieresi centrale del pentametro
Chiamato anche falecio, dal nome del poeta alessandrino Fàleco,
è il metro prevalente nella prima sezione del Liber di Catullo, quella
delle nugae. Si adatta particolarmente a poesie brevi e di contenuto
leggero. E' composto da 11 sillabe (è regolato dunque dal pricipio
dell'isosillabismo, ovvero dalla costanza del numero delle sillabe: al
primo piede (definito base) rappresentato per lo più da uno spondeo (due
sillabe lunghe, sulla prima delle quali cade l'ictus o accento metrico), ma
anche, più raramente da un trocheo (sillaba lunga + sillaba breve, con accento
ritmico sulla lunga) o da un giambo (successione di una sillaba breve e di una
sillaba lunga con accento ritmico su quest'ultima), seguono un dattilo (piede
trisillabico composto dalla sequenza di una sillaba lunga e di due sillabe
brevi; accento ritmico sulla lunga) ed una tripodia trocaica (successione di tre
trochei). Le sillabe su cui cade l'accento ritmico sono pertanto fisse
(proprio come nella metrica italiana), ovvero la prima, la terza, la sesta,
l'ottava e la decima.
Si ha cesura (termina cioè la parola ma non il
piede) dopo la sillaba accentata del primo trocheo (sesta sillaba). Si ha
dieresi (coincidenza della fine della parola con la fine del metro) in
coincidenza cioè della quinta sillaba, dove termina il dattilo.
Diamo qui un esempio di lettura di due endecasillabi falecei catulliani, con l'indicazione dell'accento metrico o ictus (') e con la denominazione del piede e l'indicazione del confine tra metri, nonché di cesure e dieresi (D: dattilo; S: spondeo; T: trocheo; G: giambo; /: fine di piede o metro o sede; //: cesura o dieresi):
Cùi do/nò lepi/dùm// no/vùm
li/bèllum S+D+T+T+T Cesura dopo la lunga del primo trocheo
àri/dà modo// pùmi/ce
èxpolì/tum?
T+D+T+T+T Dieresi dopo la quinta sillaba